Approfondimenti

Un virus senza passaporto

April 28, 2020

Considerazioni sulla pandemia Covid, la risposta alla crisi, cosa può essere migliorato. L’auspicio è che si esca da questa crisi mondiale verso un nuovo umanesimo, un Rinascimento, di nome e di fatto.

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Considerazioni sulla pandemia Covid, la risposta alla crisi, cosa può essere migliorato. L’auspicio è che si esca da questa crisi mondiale verso un nuovo umanesimo, un Rinascimento, di nome e di fatto.

Dr. Eric Manasse

Ringraziamento

Desideriamo esprimere la nostra vicinanza a tutte le persone che direttamente o indirettamente soffrono a causa di questa pandemia. Il nostro riconoscimento va a tutti coloro che nel settore sanitario si adoperano al loro meglio per prestare le cure necessarie e offrire il supporto logistico affinché queste siano realizzabili. Un plauso va fatto a quelle industrie che si sono adoperate per riconvertire la loro produzione e supplire alla crescente domanda di articoli sanitari e loro componenti. Non possiamo non menzionare anche tutte quelle attività commerciali e la distribuzione che hanno permesso di continuare ad offrire regolarmente i beni di prima necessita come nulla fosse. Infine un grazie a tutti coloro che rispettando le regole, stanno permettendo di limitare i danni.

Introduzione

Abbiamo individuato alcuni fattori che hanno avuto un ruolo complementare nel diffondere l’infezione da COVID-19 in Italia, e che hanno amplificato e stanno prolungando gli effetti della manifesta infettività dell’agente patogeno, esacerbata purtroppo dall’alta frequenza di pazienti asintomatici.

Il ritardo con cui le autorità cinesi hanno condiviso con il resto del mondo le osservazioni che comprovavano la trasmissione di CoV da uomo a uomo, ha fatto si che moltissime persone abbiano viaggiato – senza alcuna particolare precauzione – tra la Cina, USA ed Europa, di fatto diffondendo la malattia in anticipo sull’allarme poi lanciato dal Governo cinese. A livello mondiale ed europeo è stata da subito manifesta la mancanza di attenzione da parte di WHO, G-7, G-20, IMF a quanto accadeva in Cina e di una riposta coordinata e tempestiva. L’Unione Europea avrebbe potuto, e dovuto, agire sin dalle prime battute come un soggetto unico per quanto articolato. E’ invece mancata la creazione tempestiva di un tavolo comune ministeriale in materia di sanità pubblica, nonchè l’attivazione del Meccanismo di Protezione Civile.

Comunicazione

Nonostante uno sforzo di trasparenza, la comunicazione al pubblico è stata spesso deficitaria se non contraddittoria o addirittura conflittuale. Ciò è attribuibile di volta in volta alla mancanza di una posizione comunitaria concordata, all’assenza di una linea di comando univoca (in virtù della sovrapposizione di competenze norma tra Governo ed enti periferici in base alla normativa vigente e delle complesse relazioni in materia di sanità e di gestione delle crisi esistenti tra Governo ed enti locali e tra Unione Europea e Stati Membri), al ritardo con cui i politici si sono avvalsi del consulto di specialisti (sia scientifici che di crisis-management), al disaccordo tra alcuni esponenti della comunità scientifica (da ascrivere alla novità della patologia che avrebbe perlomeno dovuto suggerire una più ponderata comunicazione mediatica), ai mezzi di comunicazione utilizzati ed ai formati dei messaggi, alla miopia o inerzia dei governi dei paesi ancora non affetti dal contagio di fronte a chiari segnali provenienti dai paesi limitrofi già investiti dall’onda pandemica, alla mancanza di percezione o addirittura al diniego del pericolo da parte della popolazione nelle fasi iniziali, sino alla latitanza di un giornalismo anche investigativo ed informato.

Sanità

Si è accettata con colpevole ritardo l’evidenza che nessuno fosse esente da rischio e che il virus non avesse passaporto.

La rapidità di crescita della curva del contagio ha palesato l’insufficienza delle risorse sanitarie in molti paesi comunitari, inclusa l’Italia, rendendo evidente l’impossibilità di mantenere la regolare attività clinica e di gestire contemporaneamente in maniera adeguata i carichi di lavoro straordinario legati ai pazienti COVID-19.

I residui di politiche sanitarie del passato che avevano depauperato le risorse strutturali (carenza di letti e apparecchiature) e non avevano riconosciuto il giusto valore dei professionisti del settore, impoverendone le fila e riducendone la dotazione indispensabile, hanno di fatto esposto i sanitari e la popolazione al rischio (purtroppo avverato) di non potere affrontare adeguatamente carichi di lavoro straordinari. A questi problemi sistemici si sono aggiunte concause scatenanti l’ulteriore diffusione: la radicata consuetudine a ricorrere al pronto soccorso e a visite ambulatoriali anziché alla cura domiciliare (nella fase inziale), la ridotta capacita di risposta su tutto il territorio alle aumentate richieste di supporto medico, la mancanza di idoneo protocollo e materiale protettivo per tutti i sanitari, la ritardata implementazione di accorte misure logistiche (dalla separazione dei percorsi in funzione della patologia alla inversione dei flussi d’aria), infine la contraddittorietà delle raccomandazioni sulle precauzioni da adottare da parte della popolazione in generale.

Stante l’insostenibilità economica di mantenere a regime la capacità sanitaria necessaria a gestire epidemie di questa portata, sarebbe opportuno prevedere un efficace sistema di monitoraggio e una struttura sanitaria modulare quale rapida (1 mese) risposta all’eventuale emergenza. In tale ottica parrebbe opportuno creare e mantenere una riserva “statale” di materiali di protezione per il personale di prima linea ed attrezzature di emergenza. Nel piano di emergenza pandemico per l’Italia, dovranno essere contemplate procedure di “command and control” centralizzate, formazione del personale medico, capacità di campionamento diagnostico anche con l’attivazione di laboratori della ricerca pubblica e privata.

Non è chiaro se la cultura epidemiologia si sia anch’essa impoverita negli anni o sia stata semplicemente trascurata durante questa crisi; di fatto la politica dello screening intrapresa (a chi, dove, quando fare i tamponi) non ha permesso di caratterizzare a sufficienza e con tempestività il fenomeno infettivo e la sua portata. La risposta iniziale di fine gennaio e i provvedimenti presi sembrerebbero non essere stati sufficienti a circoscrivere la propagazione del virus.

Anche i fattori socio-culturali hanno giocato un ruolo importante: ad esempio la struttura demografica del nostro Paese, la presenza di nuclei famigliari misti per età e la predisposizione di alcuni a disattendere le regole (si veda l’esodo notturno dalla Lombardia post decreto).

La mancanza di protocolli e materiale di protezione adeguato nelle strutture sanitarie ha anch’essa favorito la propagazione del virus nella fase iniziale. La legislazione in vigore non ha facilitato i tempi di approvvigionamento delle risorse e materiali necessari.

Governance

Si riconosce il lodevole sforzo e impegno del Governo di fare fronte ad una crisi senza precedenti. Tuttavia questa emergenza ha svelato i limiti di una governance povera di competenze. Purtroppo la mancanza di un piano strategico pienamente sviluppato per gestire una situazione di pandemia come quella generata dal COVID-19 ha probabilmente creato ulteriori ritardi su molti fronti e forzato decisioni inevitabili senza una previa sufficiente valutazione delle conseguenza sanitarie, sociali, economiche e finanziarie. Ognuna di queste ora deve essere affrontata e risolta al meglio.

Gli iniziali provvedimenti hanno svelato la debolezza di un sistema amministrativo basato sulla frammentazione dei poteri e delle rispettive competenze (Stato/Regioni/Comuni), sul disallineamento tra istituzioni e sulla mancanza di un efficace coordinamento per un intervento normativo unitario.

Sono mancate una adeguata visione d’insieme e la necessaria tempestiva programmazione, come si è potuto anche evincere dal continuo susseguirsi (anche a distanza di sole poche ore) di provvedimenti a rettifica del precedente diversamente da altri paesi.

Da ultimo, ma non meno importante da sottolineare, la burocrazia ha manifestato in questa crisi la propria capillarità ed impatto negativo (ad esempio il difficile accesso al credito).

Accelerazione

La violenza dei fatti ha probabilmente solo accelerato l’evolversi di alcuni fenomeni politici, sociali e naturali. Pensiamo ad esempio alla tensione tra le forze disgregatrici dell’unione Europea e quelle dettate dalla spontanea solidarietà transnazionale. Tant’è vero che alcuni si sono perfino chiesti se il problema fosse CoV in Europa o piuttosto l’inverso.

Nel momento di maggiore isolamento sociale, l’uomo ha riscoperto di essere un animale con spiccata tendenza sociale. Ci sono mancate le piccole quotidianità, non le grandi cose. Ma paradossalmente abbiamo approfondito, grazie ad un’esperienza accelerata di digitalizzazione, i nostri rapporti sociali, abbiamo contattato più persone, ci siamo interessati a loro, abbiamo dedicato del tempo agli altri, perché il tempo non era più (illusoriamente) una risorsa limitata. I mestieri reali, quelli di pratica e primordiale utilità, hanno improvvisamente preso il sopravvento ed hanno visto il loro vero valore essere unanimemente riconosciuto. Durante questa pausa forzata la questione del clima e dell l’inquinamento sembrano essersi risolti come per magia, senza l’intervento (a lungo disatteso) dei potenti o di Greta; ma temiamo essere solo una illusione temporanea. Abbiamo visto la natura riprendersi i propri spazi, quelli normalmente occupati dall’uomo: animali selvaggi che si aggiravano nei centri abitati o alla riconquista di luoghi naturali di cui erano stati privati (un poco come è accaduto gli indiani spinti nelle riserve). Ci chiediamo se non sia opportuno rivedere e regolamentare con standard internazionali i sistemi agro-alimentari, la sicurezza e l’igiene del cibo, soprattutto nelle aree dove lo “spill-over” genetico è più probabile.

“Stato” attuale

L’attuale fotografia del nostro Paese, ci restituisce un’immagine di sofferenza, in termini umani ed economici, la cui origine è possibile fare risalire anche ad uno scarso senso civico.

Infatti, la mancanza di risorse adeguate nel momento del bisogno non è dipesa solo da decisioni politiche, ma anche dalla mancanza delle necessarie coperture economiche. Domandandoci come mai lo Stato non abbia avuto gli strumenti per fornirci un’elevata qualità e quantità di servizi a tutela della nostra salute e sicurezza, rispondiamo che è mancata in maniera diffusa la consapevolezza che l’adempimento dei doveri fiscali corrisponde alla garanzia dei diritti individuali, in primis quello alla salute. Il che equivale alla necessità, non più procrastinabile, che si sviluppi una forte coscienza civica tale da sanzionare anche socialmente chi si sottrae al dovere di alimentare, attraverso il gettito fiscale, risorse comuni per il bene di tutti.

Abbiamo forse scoperto come lo “spazio comune” appartenga a tutti, anziché essere di nessuno; queste sono delle incredibili lezioni di civiltà e un’occasione imperdibile per legarsi gli uni agli altri in un sodalizio di responsabilità.

Ora, quando tutto ripartirà, perché ripartirà, non dobbiamo, non possiamo disperdere questo patrimonio acquisito col sacrifico ed il dolore di tutti coloro che sono stati duramente colpiti nei loro affetti più intimi e con lo sforzo del confinamento domiciliare. Siamo convinti che ci debba essere una lezione imparata di cui fare tesoro, affinché l’enorme sacrificio economico e umano si trasformi in un’imprevista opportunità per le generazioni future.

Ovviamente la ripartenza sarà graduale, molta gente soffrirà a lungo, e alcuni provvedimenti impopolari potrebbero essere necessari per proteggere la salute di coloro che non sono stati ancora esposti. Magari attraverso una riapertura graduale delle attività in ottemperanza alla massima sicurezza esigibile, la separazione delle generazioni, testando la popolazione lavoratrice, proteggendo con adeguati strumenti i soggetti a rischio, cambiando persino alcune delle regole comportamentali cui siamo più legati. Dovremo anche trovare il giusto ribilanciamento interpretativo tra il diritto alla privacy e l’esigenza di tutelare la salute pubblica.

Nuove regole o nuove consuetudini dovranno traghettarci sino a quando una terapia efficace non sarà stata effettivamente validata e quando un vaccino efficace non sarà stato messo a punto. Per inciso è nostra convinzione che per far fronte alla enorme richiesta, il brevetto di tale vaccino dovrà essere condiviso tra i vari produttori mediante appositi accordi commerciali, al fine di non ritardarne la somministrazione alla popolazione.

Unione Europea

Ci auguriamo che l’Unione Europea inizi ad agire con concertazione nell’interesse di tutta la comunità andando oltre gli interessi nazionali, perché se fosse un solo Stato a vincere questa “guerra” (termine abusato ed improprio), non si potrebbe certamente parlare di vittoria.

E’ auspicabile che l’Unione Europea rafforzi la propria competenza, in alcuni casi molto limitata in base ai trattati, in materia di sanità pubblica, gestione delle pandemie, ricerca scientifica e protezione civile, in attesa di una riforma dei trattati che le permetta di disporre di basi giuridiche per politiche comuni più ambiziose, occorre che l’Unione Europea eserciti il ruolo che le è attualmente concesso, utilizzando ogni spazio possibile all’interno del mandato che le è attualmente conferito in modo assertivo. Le occasioni perse nella gestione comune dalla prima e drammatica fase dell’emergenza devono costituire altrettante lezioni per cominciare a operare ovunque necessario a livello europeo. Questo deve avvenire già con uno stretto coordinamento nelle misure e nei calendari per la graduale ripresa delle attività economiche, adottando provvedimenti armonizzati.

Inoltre, il Meccanismo di Protezione Civile Europea deve prepararsi a far fronte a una eventuale seconda ondata della pandemia e a svolgere, ove necessario, un ruolo protagonista.

L’Unione Europea è chiamata anche a un ruolo indispensabile nel sostegno finanziario ai paesi maggiormente colpiti. Alcuni di essi sono particolarmente deboli sul mercato a causa di problemi pregressi di forte indebitamento pubblico. La ricerca di soluzioni efficaci è subito entrata nel vivo di un negoziato tra governi estremamente difficile e l’esito denoterà la qualità delle ambizioni dello stesso progetto europeo. Il caso dell’Italia è centrale in questo dibattito.

Occorre che le condizioni per l’erogazione degli strumenti di sostegno concordati, siano finalizzate a uno sviluppo inclusivo della società e a una tenuta dei valori europei di solidarietà e di coesione. Al tempo stesso, la credibilità italiana in sede UE e presso gli stessi mercati, deve essere rafforzata avviando senza indugi un piano di riforme che avvii a riequilibrare la spesa pubblica nazionale e a correggere problemi strutturali la cui soluzione non può più essere disattesa, tanto più nell’attuale crisi.

L’eventuale ricorso al Meccanismo Europeo di Stabilità (MES), condizionato al finanziamento di spese sanitarie legate direttamente o indirettamente alla pandemia, potrebbe forse costituire un’occasione irripetibile per l’Italia di accedere a oltre 35 miliardi da investire nell’aumento dei reparti di terapia intensiva, in programmi di ricerca, in assunzioni e livelli salariali più competitivi, in acquisto e stoccaggio di materiale sanitario indispensabile per far fronte a crisi pandemiche e di cui il paese si è trovato sprovvisto, in un rafforzamento delle strutture sanitarie meno colpite ma potenzialmente più carenti in alcune regioni, i nuovi criteri sanitari da applicare a residenze per anziani, e in molto altro. Le finalità dell’utilizzo di queste risorse europee dovrebbero essere discussione di un tavolo che coinvolga responsabili del governo, delle regioni, dell’Istituto Superiore della Sanità e i migliori esperti del settore. (Niccolò Rinaldi)

Un augurio

É auspicabile che anche l’economia globale trovi nuove regole d’ingaggio, che ci sia un nuovo modo di fare business, nel rispetto dell’interesse comune, del luogo in cui viviamo, senza lasciare nessuno indietro e tenendo sempre a mente le generazioni future più del risultato a breve termine, insomma, è verosimile che una maggiore attenzione all’altro possa guidare le nostre scelte in maniera più oculata.

La costrizione a rimanere attivi da casa ha dato una decisiva spinta alla digitalizzazione sia del mondo del lavoro che dell’istruzione. Dev’essere fatta un’importante valutazione di quanto questo nuovo modo di lavorare e di studiare possa aiutarci nello sviluppare le competenze tecnologiche che ci vedono in ritardo rispetto a molti paesi. Per altro verso è quanto mai importante acquisire la consapevolezza che l’incrementata vita digitale ci espone al rischio di cadere vittime di frodi informatiche e di attacchi cyber, sia come individui che come collettività. La consapevolezza digitale sia sul piano delle competenze che della sicurezza non può essere ulteriormente procrastinata e ci aspettiamo forti investimenti nella formazione di giovani e meno giovani.

Il miracolo di rimanere collegati e in contatto continuo è stato possibile grazie alla tenuta della rete di telecomunicazioni sulla quale viaggiano i nostri dati e la quale, a rischio di saturazione, ha bisogno in questa nuova dimensione di essere rinforzata con il coinvolgimento economico di quanti se ne sono avvantaggiati (big tech) anche sfruttando un modello di business basato sulla frammentazione del sistema fiscale Europeo.

Le infrastrutture andranno rinnovate per potere sostenere adeguatamente questa nuova interattività digitale.

Sarà necessario favorire l’accesso alle discipline medico-scientifiche avendo cura che il percorso accademico sia allineato a nuove esigenze e tecniche (statistica, epidemiologia, malattie infettive, gestione di crisi tra molte altre). Gli investimenti nel settore medico-sanitario dovranno essere coordinati su tutto il territorio e dovranno considerare in futuro l’impiego di unità mobili ed il mantenimento delle nuove capacità allestite durante l’emergenza al fine di disporre della necessaria flessibilità nella fase iniziale di eventuali emergenze. Sarà utile valutare come favorire l’insorgenza di veri cluster scientifici che ci permettano in futuro di essere più indipendenti dagli altri paesi. Sarebbe infine auspicabile la creazione di unità di crisi che comprenda competenze fornite dai massimi esperti in vari settori complementari tra loro, scelti non in base a criteri velleitari e mass-mediatici, ma basati su parametri di eccellenza. È altamente probabile che nel prossimo futuro altri, nuovi virus si presenteranno con la stessa violenza di questo.

L’auspicio è che si esca da questa crisi mondiale verso un nuovo umanesimo, un Rinascimento, di nome e di fatto.  

Eric Manasse, Raoul Chiesa, Mario Clerici, Stefano Macchi di Cellere, Francesco Maisano, Benedetta Nefri, Mattia Nocera, Niccolò Rinaldi, Monica Tocchi e Riccardo Valentini a nome di tutto il gruppo Milano for Covid.

Ultima revisione EM 27 Aprile 2020 ore 21.37

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