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Un milione torna a casa: “guariti”?

May 1, 2020

Un milione di pazienti sono tornati a casa. Guariti? Il trionfale entusiasmo riferito alle “guarigioni” dopo Covid non fa menzione sulle potenziali conseguenze per la salute. I pazienti dimessi, viene affermato oggi, “sono oltre un milione”. Basilare è però comprendere quali esiti a lungo termine deriveranno dalla patologia Covid. Il Covid, infatti, oltre alla sua …

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Un milione di pazienti sono tornati a casa. Guariti? Il trionfale entusiasmo riferito alle “guarigioni” dopo Covid non fa menzione sulle potenziali conseguenze per la salute.

I pazienti dimessi, viene affermato oggi, “sono oltre un milione”.

Basilare è però comprendere quali esiti a lungo termine deriveranno dalla patologia Covid.

Il Covid, infatti, oltre alla sua potenziale letalità, anche nel caso di crisi superata e sopravvivenza può produrre esiti cronici e potenziale invalidità.

Questo impatto, sicuramente angosciante nella sua temibilità, appare sfumato nel mondo scientifico ma merita un indispensabile ed importante approfondimento.

La prima strategia è una programmata, trasparente, approfondita serie di follow-up dei pazienti “guariti”.

Nel caso dell’Italia, appare che circa il 90% di questi pazienti siano stati sottoposti a ventilazione meccanica.

È ben noto come l’ottimizzazione della ventilazione sia critica non solo per il superamento della fase acuta, ma anche per il recupero successivo.

Il paziente in fase ventilata è mantenuto in anestesia generale (sedazione profonda con uso di sostanze miorilassanti) per un periodo di 10/15 giorni correlati al livello di gravità.

Sia pur nel logico stato di emozione legato al ritorno a casa, i pazienti si trovano a sperimentare diverse problematiche e compromissioni della propria salute. 

Va esplicitato come oltre alle probabili conseguenze dirette del virus (“cicatrizzazione” o fibrosi polmonare, e altre possibili conseguenze sistemiche ancora non note) sussiste la possibilità che durante il periodo di malattia intervengano altre patologie come infezioni batteriche o conseguenze legate alle terapie farmacologiche sperimentali, che oggi in ogni caso rappresentano l’unica opzione per tentare di aiutare i pazienti.

Frequentemente, inoltre, vanno segnalati corollari a breve e medio termine, legati al lungo periodo di sedazione e curarizzazione dei pazienti, nonché le possibilità di problematiche secondarie al danno di organi quali cuore, rene e sistema nervoso, legati al lungo periodo di ipossia che i pazienti hanno subito. 

È nostro dovere ragionare sul modo di gestire questa problematica, oggi ancora poco pubblicizzata, su quali siano le cure per evitare la cronicità dell’impatto. 

Riteniamo che nei progetti in corso di definizione sull’ottimizzazione della sanità, questo elemento debba avere una parte rilevante.

Desideriamo la sopravvivenza dei contagiati. È indubbio però che la ricerca abbia l’obbligo di approfondire e condividere quali tipi di cure ed assistenza abbia progettato  di mettere in campo.

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