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Nella crisi contano i giorni

May 2, 2020

 L’Italia è giunta all’epidemia come prima nazione Europea. I cittadini Italiani si sono sentiti untori, genericamente colpevolizzati, disarmati rispetto a quello che sembrava un problema solo nazionale. Nonostante uno sforzo di trasparenza, la comunicazione al pubblico è stata spesso deficitaria se non contraddittoria o addirittura conflittuale. La medicina d’urgenza e il sistema sanitario nel suo …

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 L’Italia è giunta all’epidemia come prima nazione Europea. I cittadini Italiani si sono sentiti untori, genericamente colpevolizzati, disarmati rispetto a quello che sembrava un problema solo nazionale. Nonostante uno sforzo di trasparenza, la comunicazione al pubblico è stata spesso deficitaria se non contraddittoria o addirittura conflittuale.

La medicina d’urgenza e il sistema sanitario nel suo complesso sono risultati insufficiente a gestire la crisi. E’ evidente come il coinvolgimento tardivo e frammentato non abbia generato nella popolazione alcun sentimento di soddisfazione, ma anzi di confusione e frustrazione.

E’ proprio per questo che riteniamo una grave responsabilità delle nostre istituzioni aver ritenuto i cittadini italiani talmente vulnerabili da necessitare di notizie date in pillole e in tempi lunghi.

Mai conosceremo il numero di contagiati e defunti ove a ciascuno di noi, fosse stata data subito l’informazione su cosa volesse dire abbracciare cinesi, fare aperitivi ai Navigli, andare in montagna, visitare musei.

E’ nostro convincimento che la popolazione Italiana necessita di corretta informazione. La speranza di un vaccino anche se ancora non realizzato, la consapevolezza dei rischi attuali, la chiara conoscenza delle modalità di cura, della loro invasività, la percezione del lungo percorso di riabilitazione in caso di guarigione sono diritti di qualsiasi cittadino in ogni parte del mondo.

Siamo certi che se l’informazione avesse mostrato agli Italiani il reale pericolo legato a sofferenze, riabilitazioni e morte, non dovremmo fare i conti con lutti forse non necessari, ma prevalentemente con un disorientamento che genera paure dissennate o reazioni di anarchia.

Muove da questi presupposti il progetto Milano for COVID, che vuole rappresentare un contributo polisettoriale della comunità scientifica per il superamento dell’emergenza e la costruzione di nuovi orizzonti, basati sul superamento di modelli e dinamiche che in questa fase hanno mostrato chiari limiti. A partire dalla comunicazione che, complici la miopia delle classi politiche, la contraddittorietà di alcune indicazioni di carattere medico-scientifico e la superficialità di parte della stampa, ha finito in molti casi per confondere i cittadini anziché informarli con contenuti certi, ideologicamente ‘laici’, tempestivi.

Milano for Covid, ‘Uniti per informare’ muove da questi presupposti, nasce con risorse e competenze che vanno oltre la crisi in atto e vuole offrire strumenti comprensibili, utili, lontani da qualsiasi interesse secondario. Per restituire contenuti certi che possano costituire quella visione d’insieme di cui, ieri come oggi, si è sentita profondamente la mancanza.

Le idee

Il gruppo di lavoro Milano for Covid, che abbraccia nove macro discipline e altrettante nazionalità fra i propri membri, è pronto ad avanzare proposte concrete, tangibili, applicabili in tutta una serie di macro aree. Come ad esempio:

  • la definizione di un nuovo piano di emergenza pandemico, fondato su su un sistema decisiorio centralizzato e in grado di abbracciare tanto gli ambiti medici e sanitari, quanto quelli legali e comunicativi;
  • la creazione di una nuova relazione fra pubblico e privato, in cui l’Unione Europea sappia essere finalmente protagonista e soggetto autorevole in grado di agire nell’interesse di tutti gli Stati membri, armonizzandone le differenze e valorizzandone le peculiarità;
  • lo sviluppo di nuovi modelli di business che guardino alla società nel suo insieme, alle sue componenti più deboli ed alle generazioni future, più che al guadagno a breve termine;
  • una spinta definitiva verso la digitalizzazione, estesa all’intera società attraverso una formazione capillare e infrastrutture all’altezza dei nuovi flussi di dati;
  • la centralità del settore medico che, anche nell’emergenza Covid-19, si è dimostrato vera guida socio-sicientifica nei Paesi colpiti. Ciò anche attraverso la creazione di veri cluster che ci rendano sempre più autonomi e indipendenti.

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