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Europa: Speriamo che nulla sia più come prima

May 3, 2020

L’Unione Europea è chiamata anche a un ruolo indispensabile nel sostegno finanziario ai paesi maggiormente colpiti. Alcuni di essi sono particolarmente deboli sul mercato a causa di problemi pregressi di forte indebitamento pubblico. La ricerca di soluzioni efficaci è subito entrata nel vivo di un negoziato tra governi estremamente difficile e l’esito denoterà la qualità …

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L’Unione Europea è chiamata anche a un ruolo indispensabile nel sostegno finanziario ai paesi maggiormente colpiti. Alcuni di essi sono particolarmente deboli sul mercato a causa di problemi pregressi di forte indebitamento pubblico. La ricerca di soluzioni efficaci è subito entrata nel vivo di un negoziato tra governi estremamente difficile e l’esito denoterà la qualità delle ambizioni dello stesso progetto europeo. Il caso dell’Italia è centrale in questo dibattito.

Il tema della Centralità dell’Europa è stato trattato da Milano for Covid.

Cosa si gioca l’Italia al tavolo europeo? Dall’Europa vi sono alcune cose che dobbiamo pretendere, come un coordinamento tanto nella risposta alle emergenze pandemiche, che fin qui è stato in larga parte assente, quanto nel calendario e nelle modalità della ripresa. Dobbiamo anche pretendere quel sostegno finanziario che per l’Italia è letteralmente vitale. 

Occorre che le condizioni per l’erogazione degli strumenti di sostegno concordati, siano finalizzate a uno sviluppo inclusivo della società e a una tenuta dei valori europei di solidarietà e di coesione. Al tempo stesso, la credibilità italiana in sede UE e presso gli stessi mercati, deve essere rafforzata avviando senza indugi un piano di riforme che avvii a riequilibrare la spesa pubblica nazionale e a correggere problemi strutturali la cui soluzione non può più essere disattesa, tanto più nell’attuale crisi.

Ci auguriamo che l’Unione Europea inizi ad agire con concertazione nell’interesse di tutta la comunità andando oltre gli interessi nazionali, perché se fosse un solo Stato a vincere questa “guerra” (termine abusato ed improprio), non si potrebbe certamente parlare di vittoria.

E’ auspicabile che l’Unione Europea rafforzi la propria competenza, in alcuni casi molto limitata in base ai trattati, in materia di sanità pubblica, gestione delle pandemie, ricerca scientifica e protezione civile, in attesa di una riforma dei trattati che le permetta di disporre di basi giuridiche per politiche comuni più ambiziose, occorre che l’Unione Europea eserciti il ruolo che le è attualmente concesso, utilizzando ogni spazio possibile all’interno del mandato che le è attualmente conferito in modo assertivo. Le occasioni perse nella gestione comune dalla prima e drammatica fase dell’emergenza devono costituire altrettante lezioni per cominciare a operare ovunque necessario a livello europeo. Questo deve avvenire già con uno stretto coordinamento nelle misure e nei calendari per la graduale ripresa delle attività economiche, adottando provvedimenti armonizzati.

Inoltre, il Meccanismo di Protezione Civile Europea deve prepararsi a far fronte a una eventuale seconda ondata della pandemia e a svolgere, ove necessario, un ruolo protagonista.

L’Unione Europea è chiamata anche a un ruolo indispensabile nel sostegno finanziario ai paesi maggiormente colpiti. Alcuni di essi sono particolarmente deboli sul mercato a causa di problemi pregressi di forte indebitamento pubblico. La ricerca di soluzioni efficaci è subito entrata nel vivo di un negoziato tra governi estremamente difficile e l’esito denoterà la qualità delle ambizioni dello stesso progetto europeo. Il caso dell’Italia è centrale in questo dibattito.

Occorre che le condizioni per l’erogazione degli strumenti di sostegno concordati, siano finalizzate a uno sviluppo inclusivo della società e a una tenuta dei valori europei di solidarietà e di coesione. Al tempo stesso, la credibilità italiana in sede UE e presso gli stessi mercati, deve essere rafforzata avviando senza indugi un piano di riforme che avvii a riequilibrare la spesa pubblica nazionale e a correggere problemi strutturali la cui soluzione non può più essere disattesa, tanto più nell’attuale crisi.

L’eventuale ricorso al Meccanismo Europeo di Stabilità (MES), condizionato al finanziamento di spese sanitarie legate direttamente o indirettamente alla pandemia, potrebbe forse costituire un’occasione irripetibile per l’Italia di accedere a oltre 35 miliardi da investire nell’aumento dei reparti di terapia intensiva, in programmi di ricerca, in assunzioni e livelli salariali più competitivi, in acquisto e stoccaggio di materiale sanitario indispensabile per far fronte a crisi pandemiche e di cui il paese si è trovato sprovvisto, in un rafforzamento delle strutture sanitarie meno colpite ma potenzialmente più carenti in alcune regioni, i nuovi criteri sanitari da applicare a residenze per anziani, e in molto altro.

Le finalità dell’utilizzo di queste risorse europee dovrebbero essere discussione di un tavolo che coinvolga responsabili del governo, delle regioni, dell’Istituto Superiore della Sanità e i migliori esperti del settore.

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