COME PREPARARSI ALLA RIPARTENZA

Milano for Covid ha analizzato l’esperienza di precedenti pandemie e i dati sull’efficacia delle misure adottate in altri paesi, per evidenziare gli elementi certi e le incognite esistenti, immaginando possibili soluzioni – quando, come, cosa – per poter far ripartire al più presto l’attività economica in Italia.

Uno sguardo al futuro

In una situazione complessa, con una effettiva mancanza di dati epidemiologici accurati, con l’incertezza dei comportamenti sociali e di risposte istituzionali, risulta difficile proporre una strategia che possa garantire risultati certi, ma non possiamo esimerci di guardare al futuro e tentare di immaginare possibili soluzioni per poter far ripartire, almeno in parte, l’attività economica in Italia. L’alternativa è il collasso del Paese.   Alcuni dei punti da considerare:

  • Le stime economiche congiunturali, anche di lungo periodo sono drammatiche (-15% del PIL).
  • La tenuta sociale del Paese è ridotta al minimo, problemi di cash flow nei settori più vulnerabili (commercianti, artigiani, settore alberghiero, settore turistico, ristorazione etc.) non possono durare per più di 2 mesi.
  • La competizione con varie industrie manifatturiere in altri Paesi dove si continua la produzione determina una asimmetria produttiva con la nostra industria. Conseguentemente vi è una ridotta intercettazione della attuale domanda difficilmente reversibile nel prossimo futuro, con conseguente perdita di produttività.
  • Il sistema agricolo del Paese rischia conseguenze pesanti per mancanza di manodopera, oggi senza contratto e quindi impossibilitata dalle prescrizioni di quarantena a spostarsi nei luoghi di lavoro.
  • Il problema dei lavoratori in ‘nero’ non riguarda solo l’agricoltura ma anche molte altre attività economiche. Non possiamo permetterci persone “anonime” nella società, sia perché queste possono portare contagi senza tracciabilità sia perché non potrebbero beneficiare di sussidi.

Pianificare la riapertura

La drammatica situazione economica dell’Italia a seguito del COVID ci impone di pensare ad un possibile allentamento delle procedure di lock-down tenendo conto dei seguenti punti , approfonditi da Milano for Covid:

  1. Screening complessivo della popolazione attiva, in particolare giovani, sulla immunità acquisita al COVID-19. [per approfondire: Diagnosi e prevenzione]
  2. Graduale rilascio degli immuni a partire dalle fasce di età giovanile nei settori strategici del Paese, in particolare sostituendo le prime linee a contatto con il contagio (Sanità, Forze armate, sistemi logistici, ricerca etc)
  3. Protezione degli anziani. Continuazione della quarantena per individui di età superiore a 60 anni, anche se lavoratori.
  4. Accompagnare questa misura con assistenza domiciliare per generi di prima necessità e supervisione sanitaria dei medici di base.
  5. Distanziamento sociale dei giovani dagli anziani. Creare condizioni di dimora diverse da quelle dei genitori.
  6. Identificazione rapida degli infetti (mediante tampone o anti-corpi), quarantena immediata, protocolli di distanziamento intra-domestici.
  7. Tracciamento dei contatti dei positivie uso degli smartphone per la localizzazione degli spostamenti [per approfondire: APP per la tracciatura dei contagi]
  8. Applicazione di contratti regolari a tutti i lavoratori (anche in forme semplificate ma capaci di tracciare tutti i lavoratori)

Il gruppo di esperti di Milano for Covid coinvolto nella valutazione di questi aspetti, ha identificato una lista di elementi essenziali per la ripartenza.

Quando

Uno degli aspetti più rilevanti da identificare è la tempistica di riapertura al fine di contenere nuovi contagi ed evitare una nuova fase di accelerazione esponenziale, permettendo al sistema sanitario di tornare ad operare in una situazione di maggiore normalità continuando a dare assistenza a nuovi malati COVID-19.

Una riapertura delle attività economiche troppo rapida potrebbe favorire la ri-espansione pandemica, mentre un eccessivo ritardo peggiorerebbe molto la situazione economica del paese.

Purtroppo data la limitata esperienza ed evidenza empirica di questo nuovo virus si hanno pochi dati per determinare in maniera esatta questi tempi. L’evoluzione del virus dipende anche dalle misure di contenimento implementate dal paese e dalle varie regioni.

La Spagnola del 1918

Da un punto di vista storico l’unico paragone possibile è quello dell’influenza Spagnola del 1918. In una recente pubblicazione del 26/3/2020 intitolata “Pandemics Depress the Economy, Public Health Interventions do not: Evidence from the 1918 Flu” vengono analizzate le conseguenze economiche di una pandemia di influenza ed i costi e i benefici economici degli interventi non farmaceutici (NPI). Usando la variazione geografica della mortalità durante l’influenza pandemica del 1918 negli Stati Uniti, scopriamo che le aree più esposte subiscono un forte e persistente declino dell’attività economica. Si rileva che negli USA le città che avevano preso misure di contenimento tempestivamente e in misura molto restrittiva, non hanno sofferto economicamente in maniera maggiore di altre. Anzi, tali città registrarono una mortalità inferiore e una ripresa economica più rapida una volta risolta la pandemia, mitigando nel medio termine gli effetti economici e il risorgere di nuove infezioni di carattere esponenziale. Il grafico a seguire ne riassume il risultato.

La strategia Cinese per Covid-19

Empiricamente appare che la strategia adottata con successo dalla Cina nella gestione della pandemia, sia basata sulla implementazione di misure molto restrittive non soltanto nella regione di Hubei il 23/1/2020, ma in tutto il paese. Inoltre la Cina ha implementato una APP per il monitoraggio per monitorare le condizioni e degli spostamenti di circa 900 milioni di cittadini con relativa classificazione sullo stato di salute. Questo ha portato a un calo molto rapido dei contagi e successivamente ad una riapertura progressiva dell’economia a partire da circa un mese dopo, per poi arrivare a una ripresa di tutte le filiere produttive del paese, escluso le scuole, dopo circa 90 giorni. Tale andamento è evidenziato in un recente studio pubblicato da Boston Consulting Group.

Come evidenziano i seguenti grafici, le azioni intraprese dalla Cina hanno dato risultati molto tangibili permettendo all’economia di iniziare il percorso di recupero abbastanza velocemente e raggiungere quasi i livelli di attività rilevati nel 2019 nello stesso periodo.

Modelli per la riapertura

Uno studio di BCG pubblicato il 26/3/2020 contiene una tavola rappresentativa delle potenziali date di riapertura per l’Italia e altri paesi, stimate in base a modelli predittivi come a seguito:

Da un punto teorico una riapertura dovrebbe essere possibile dopo 2 cicli infettivi completi (14×2) di 28 giorni e aver registrato un calo marcato delle infezioni giornaliere. Per la Cina, questo punto era stato identificato a fine Febbraio con un numero di nuovi infetti giornaliero sotto i 2,000. Chiaramente le attuali date di apertura per l’Italia potranno solo essere determinate in base al risultato osservato sul campo e a fronte di chiara evidenza che: 1) i nuovi casi giornalieri rilevati sono in continua diminuzione; 2) le nuove ammissioni ospedaliere sono inferiori alle guarigioni; 3) la capacità ospedaliera di gestire tutte le altre patologie, incluse le elettive, si è ripristinata e si ritorna ad avere un margine di sicurezza per la gestione dei nuovi pazienti COVID-19.

Inoltre, eventuali progressi su procedure di test sia per la diagnostica per positività malattia che per immunità contribuiranno a definire meglio la tempistica e a creare un protocollo più definito per la riapertura. [Per approfondire: Diagnosi e prevenzione]

Come

Il processo di riapertura dovrà essere modulato in base a quanto detto sopra per la tempistica, in particolare facendo attenzione a limitare i rischi di un nuova ri-accelerazione del processo infettivo che possa tornare a mettere in crisi il sistema sanitario e conseguentemente richiedere un nuovo periodo di lock down di scala estesa. Dagli sviluppi registrati in Cina, Singapore e Giappone, è abbastanza probabile che nel periodo successivo alla riapertura si riscontrino nuovi casi, ma se tempestivamente identificati e isolati si dovrebbe riuscire ad evitare una ri-accelerazione dei contagi totali in maniera sistemica.

Data la tempistica dei vari test disponibili e di un eventuale vaccino, non sarà possibile riprendere la filiera produttiva utilizzando solamente persone che abbiano potenzialmente sviluppato l’immunità avendo già superato la malattia. Si ritiene infatti che anche se il numero stimato di coloro che sono stati infettati, sintomatici e non, sia molto maggiore di quell0 registrato, comunque sia ben lontano per permettere di avere una forza lavoro interamente composta unicamente da persone immuni. Inoltre l’OMS ha recentemente espresso riserva sul concetto di immunità, mancando sufficiente evidenza di questo.

Sarà necessario dunque implementare un approccio misto, combinando regole ferree comportamentali, materiale protettivo, test di vario tipo e uno stretto monitoring per assicurare il rispetto delle regole e la rapida identificazione e isolamento di eventuali nuovi focolai.

Per quanto riguarda la riapertura dei settori, tenendo comunque presente che ci sarà una ripresa progressiva delle filiera produttiva, anche conseguente a una graduale ripresa della domanda e della filiera di approvvigionamento e distribuzione, si considera più opportuno identificare i settori che verranno ripristinati in un secondo tempo, avendo una componente di interazione sociale più alta.

Inoltre potrebbe essere opportuno anche ritardare la ripresa del lavoro a coloro che sono esposti a maggior rischio, sia per età che per patologie già in essere, come riscontrato nella casistica accumulata sui pazienti Italiani.

Misure necessarie per la riapertura

Per quanto riguarda le regole da applicare, il protocollo emanato dal governo il 14 marzo 2020 riassunto nel documento Sommario Misure Necessarie per Contrastare, Contenere allegato, contiene una serie misure preventive che si ritengono sufficienti per limitare il rischio di contagio. Si ritiene inoltre necessario che il governo introduca l’obbligo di portare la mascherina protettiva in tutti i luoghi chiusi, incluso strutture sanitarie, uffici, negozi, supermercati e grandi magazzini, ove ci sia presenza di altre persone anche se a distanza superiore di due metri. Per quanto riguarda strutture esterne, l’obbligo e da considerare necessario solo se in prossimità di altre persone.

Prendendo anche in considerazione alcune delle misure chiave applicate in Cina e riassunte nel documento in appendice intitolato: “Continued Restrictions with Respect to the Resumption of Operations” e altre osservazioni empiriche fatte sui paesi che hanno continuato ad operare la filiera industriali, si raccomandano a seguito altri interventi necessari per permettere una riapertura e contenere rischi.

Attività ricreative

Si raccomanda in una prima fase di mantenere chiuse tutte le attività con alto contenuto di interazione ‘sociale’ come ristoranti, bar, discoteche, teatri, stadi, palestre e centri sportivi. Nel caso di altre attività quali centri ipermercati e centri commerciali, si applicheranno le misure relative a tutte le altre attività quali negozi e supermercati, controllando il flusso degli utenti per permettere ampiamente di mantenere una distanza di sicurezza tra le persone di 2-3 metri.

Filiere produttive

Si ritiene necessario che nella fase di riapertura delle filiere produttive e relativi uffici si riduca comunque il numero di presenze a non più del 50% del personale utilizzato, istaurando turni con orari anche volti a limitare l’affollamento dei mezzi di trasporto urbano.

Trasporti

In relazione ai trasporti si ritiene opportuno la riapertura dei trasporti pubblici nazionali, limitando gli spostamenti di persone a stretti motivi di lavoro o emergenze familiari. Inoltre sarà necessario stabilire regole per evitare un eccessivo affollamento dei mezzi, limitando il fattore di carico al 30-50% della capacità. A questo proposito su autobus potranno essere utilizzati dei sistemi di “conta persone” situati sulla porta posteriore che verrà utilizzata come unica porta di accesso. Questo comporta una programmazione opportuna di sufficiente numero di mezzi negli orari di maggior traffico, con conseguente diminuzione durante il resto della giornata, tenendo anche conto di possibili variazioni delle fasce orarie di lavoro che potrebbero essere istituite temporaneamente nel periodo di riapertura di diverse attivita’.

Categorie a rischio

Per quanto riguarda le categorie maggiormente a rischio, sarebbe opportuno valutare una restrizione al rientro sul lavoro di tutti le persone di età superiore agli anni 60, almeno per un periodo iniziale di due mesi (4 cicli infettivi) al fine di evitare ulteriori focolai di ri-infezione che possano mettere sotto pressione il sistema sanitario.

Data l’interconnessione delle filiere produttive non si considera necessario una apertura differenziata tra regioni e comuni, sempre restando inteso della necessità di chiudere aree e zone che registrino nuove infezioni. Per quei settori esposti a esportazione di prodotti o servizi la ripresa dell’attività rimarrà comunque soggetta alla ripresa della domanda, che potrebbe essere ritardata da regole imposte in altri paesi o a livello domestico.

Cosa

Innanzi tutto necessiterebbe una risposta co-ordinata con tutta l’Europa non soltanto sul piano finanziario, ma anche sul fronte medico sanitario come descritto nel capitolo “Centralità dell’Europa” .

Sul fronte economico sarà necessario approntare un piano di supporto finanziario dedicato a tutte le aziende, esercizi commerciali e servizi in fase di riapertura al fine di preservare la loro funzionalità anche in presenza di una domanda debole e di problemi di approvvigionamento.  Questa manovra dovrà essere in aggiunta al supporto finanziario necessario a quelle attività che saranno le ultime a poter riprendere le attività dato l’alto contenuto ‘sociale’.

Nel settore del trasporto pubblico e privato di persone, sia urbano che extraurbano, terrestre, aereo e marittimo necessiterà assicurare collegamenti anche a fronte di numero di passeggeri limitato, dal momento che sarà opportuno imporre restrizioni su livelli di utilizzo. Questo potrebbe anche comportare facilitazioni per l’uso di veicoli privati nei trasporti, quali l’abolizione temporanea di restrizioni e/o costi aggiuntivi  per la circolazione nei centri urbani.

Infine si dovrà prevedere lo sviluppo di un piano di rilancio economico a medio termine con priorità del settore sanitario, tecnologico e delle infrastrutture al fine di rendere maggiormente competitivo il paese ed accelerare il processo di crescita con l’obiettivo di ridurre nel tempo l’aumento dell’indebitamento causato dalla pandemia.

Aree di Investimento Strategico

La Salute è il bene più importante ma per la sua salvaguardarla occorre investire sempre più nella Ricerca e la valorizzazione dei suoi risultati (Technology Transfer, Translational Medicine), coordinando meglio le varie attività, investendo in tecnologie e moderne infrastrutture.

Digital Health

Una delle criticità emerse durante questa crisi pandemica è stata la mancanza di una adeguata rete di servizi di medicina territoriale ed un controllo delle categorie di pazienti a rischio. Questa scelta sarà sempre più preponderante nel prossimo futuro per fare fronte ad una eventuale seconda  ondata di contagi ed alle criticità connesse alla fragilità della popolazione anziana, categoria  che, in tutti i Paesi, ha riscontrato la percentuale più elevata di decessi. 

Sarà quindi necessario rivedere e potenziare quei servizi di Telemedicina (Digital Health)  che permettono un controllo domiciliare costante dei pazienti a rischio offrendo ai medici di famiglia ed alle  strutture ospedaliere, il monitoraggio di parametri biologici e clinici utili per il controllo e l’evoluzione dello stato di salute.

Questi dispositivi potranno essere di vario tipo e complessità a seconda della tipologia applicativa, alcuni saranno principalmente utilizzati dai medici di famiglia , altri avranno come end user il caregiver  o lo stesso paziente che, in ogni caso, agiranno sotto stretto controllo medico.

Negli ultimi anni numerose esperienze internazionali hanno dimostrato la loro validità applicativa permettendo una migliore qualità del servizio a costi sostenibili per il Sistema Sanitario e, nel caso della pandemia da Covid 19, hanno ottenuto ottimi risultati per la gestione domiciliare di pazienti “fragili” a rischio o da monitorare nella fase di post dismissione ospedaliera.

La Digital Health sarà pertanto una delle aree applicative del potenziamento della rete tecnologica infrastrutturale nazionale ad uso medico che potrà trainare lo sviluppo di una rete di imprese hi tech fornitrici di prodotti e servizi (sistemi, app, dispositivi) con indubbi vantaggi anche per gli altri settori industriali che ne potranno beneficiare.

Questi dati (risultati degli screening, monitoraggio e tracciatura dei pazienti, dinamica dei cluster epidemici), oltre a quelli relativi a epidemiologia, trials clinici, database su protocolli, terapie, validazione prodotti, dovranno essere condivisi, scambiati e distribuiti tra i vari ospedali, IRCCS e centri di ricerca operanti a livello nazionale ed europeo collegati tra loro con reti ad alta velocità.

La collaborazione in questo caso è fondamentale, ed il ruolo dei Technology Transfer Offices sarà importante per la valorizzazione dei risultati della ricerca e lo sviluppo di partnership Accademia/Impresa per lo sviluppo di nuove tecnologie, progetti  e prodotti.

Big data

Lo studio dei Big Data potrà essere centralizzato a livello nazionale utilizzando strutture esistenti come il consorzio Cineca od altri centri specializzati in AI e Data Analysis, la loro elaborazione e studio permetterà un controllo dinamico della situazione sanitaria e la formulazione delle migliori scelte strategiche per fare fronte all’evoluzione delle epidemie. Sarà come una rete ultraveloce estremamente ramificata come le sinapsi di un sistema nervoso in grado di trasmettere segnali a tutte le parti del corpo, oltre alla Sanità potrebbero infatti beneficiarne moltissimi settori: Imprese, Scuola, Università, Cultura, Pubblica Amministrazione, Istituzioni, Start Up, Incubatori. Tutto sarà in rete, dati, informazioni, risultati, servizi.

Alcuni Paesi come Israele e Corea del Sud  hanno già avviato programmi nazionali di SuperCloud con particolare attenzione alla robotica, all’intelligenza artificiale, all’Internet of Things; anche noi possiamo seguire questa direzione, per finanziare questi progetti sono stati predisposti i fondi europei si tratta quindi di presentare progetti competitivi e saper gestire con efficienza i fondi assegnati.

Formazione STEM

Tutto questo richiede una differente formazione professionale ed universitaria, nuovi percorsi formativi e programmi educativi, dovranno essere potenziati gli Istituti Professionali per la preparazione di tecnici specializzati pronti ad entrare nel mondo del lavoro e, per i corsi universitari, dare risalto alle materie STEM (Science, Technology, Engineering,  Mathematics), stimolando l’iscrizione a queste facoltà anche con incentivi di tipo economico e programmi innovativi.

La decisione di dove centralizzare quale tipo di dati e quali saranno “gli interessi nazionali” da salvaguardare, oltre alle problematiche relative alla riservatezza, potrà essere presa da un comitato di esperti e dovrà tenere conto di elementi di tipo tecnologico e strategico. 

Investire nelle infrastrutture per la mobilità

Oltre alle infrastrutture tecnologiche dovranno essere ammodernate e potenziate quelle fisiche (strade, ferrovie, nodi intermodali, porti…); dovrà essere garantita la mobilità sui principali assi viabilistici e ferroviari del Paese, non possiamo infatti permetterci l’inefficienza e perdita di competitività sulle principali vie di transito (autostrade, strade ad alto scorrimento, TAV) spesso da completare  ed ampliare. Dovranno essere riavviati i cantieri bloccati per lungaggini burocratiche , conflitti di competenze, dispute legali o inefficienza amministrativa.  L’iter per l’ottenimento dei permessi necessari all’avvio dei cantieri dovrà essere snellito evitando inutili duplicazioni o dispute tra  enti giudicanti e le imprese ed amministrazioni che termineranno l’opera oltre i tempi definiti  dovranno pagare forti sanzioni.

Dovranno essere rivisti il ruolo ed i poteri vincolanti di  TAR ed ANAC, oltre a riorganizzare gli Enti Certificatori, spesso lenti ed oberati di lavoro, alcune funzioni per la validazione, collaudo e certificazioni potranno essere svolte da alcune università ( ad esempio il Politenico di Milano e il Politecnico di Torino (atenei caratterizzati da eccellenti ranking internazionali) che potrebbero svolgere funzioni di collaudo e certificazione.

Le infrastrutture portuali dovranno essere competitive nei confronti degli altri porti del Mediterraneo o Nord Europa. La logistica sarà sempre più importante e le infrastrutture, i poli/interporti multimodali dovranno essere potenziati e la localizzazione di quelli futuri dovrà tener conto dei nuovi assi di transito .

Per poter finanziare queste infrastrutture si potrebbe ipotizzare un grande prestito finanziato dagli italiani, con l’emissione di Buoni del Tesoro a lunghissima scadenza, fiscalità agevolata  e garantito dai beni dello Stato, simile a quello della Ricostruzione dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Meccanizzazione agricola

Il sistema agricolo del Paese, elemento fondamentale della nostra filiera agroalimentare, dovrà innovare, modernizzando i sistemi in uso in agricoltura, aumentando il grado di meccanizzazione nelle varie fasi (semina, raccolto, lavorazione). L’introduzione di una maggiore meccanizzazione, oltre a garantire una maggiore efficienza produttiva, qualificherà l’attività nei campi  e ridurrà il ricorso all’odioso sistema del caporalato che utilizza manodopera “in nero”  senza alcuna tutela .

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