ASPETTI LEGALI

Privacy

Il team legal di MilanoforCovid ha svolto l’analisi della normativa nazionale e transazionale esistente in materia di privacy e della Direttiva E-Privacy al fine di verificare la possibilità dell’utilizzo di una App in grado di raccogliere i dati personali e di tracciare il movimento degli individui. Le considerazioni svolte sulla normativa vigente in tema di diritto alla salute e sul diritto alla privacy, diritti fondamentali dell’individuo, portano alla conclusione che, in presenza di determinate condizioni, vi possa essere una compressione del diritto alla riservatezza al fine di dare prevalenza all’interesse generale della protezione della salute pubblica. Numerosi sono stati, in questa situazione di emergenza sanitaria, gli interventi del Garante della Privacy, della Commissione Europea e del Comitato Europeo per la Protezione dei Dati, al fine di dare indicazioni e linee guida sull’uso dei dati sanitari e sul tracciamento degli individui. Ogni intervento ha ribadito la necessità di garantire la protezione dei dati personali e di adottare limitazioni che siano necessarie, proporzionate, trasparenti, confinate al periodo di emergenza.

Partendo dal presupposto che le leggi in materia di privacy già prevedono al loro interno la possibilità di adottare misure straordinarie in deroga, tra gli altri, in casi di emergenza sanitaria, gli esperti privacy del gruppo legal hanno passato in rassegna i requisiti di liceità per il trattamento dei dati personali in virtù delle norme a carattere generale, ed in secondo luogo i requisiti che il Governo ha imposto con provvedimenti speciali per il caso specifico del Covid-19.

Il gruppo legal di MilanoforCovid ha condiviso il fatto che l’efficacia e la legittimità di una APP per il contenimento e il monitoraggio del virus dipendano: (i) dalla possibilità – ad oggi incerta – di disporre di dati sanitari veritieri ed affidabili (i.e. i dati diagnostici di positività o di negatività risultanti dai tamponi e dai test sierologici), (ii) dalla sua diffusione in misura prossima al 100%. Rilevante poi risulta essere il diritto degli interessati: (i) alla validazione del dato sanitario e alla garanzia della sua inalterabilità durante tutto il suo trattamento, (ii) alla possibilità di essere sottoposti a test successivi al primo al fine di verificare la cessazione dell’eventuale stato di positività.

Salute e sicurezza sul lavoro

Il gruppo legal di MilanoforCovid si è soffermato sull’analisi degli obblighi e delle misure di sicurezza che i datori di lavoro sono tenuti ad osservare con la ripresa estesa delle attività lavorative fino al termine conclamato della pandemia.

La prospettiva offerta è stata quella di:

(i) valorizzare lo strumento della valutazione dei rischi (già previsto dalla normativa vigente) al fine di gestire il rischio Covid-19 tenendo conto della concreta realtà lavorativa (distinguendo per tipo di attività, di mansioni, di contesto geografico epidemiologico e di dati epidemiologici aziendali) ed utilizzando le misure di prevenzione e protezione identificate dalle parti sociali, dai provvedimenti legislativi ed amministrativi emergenziali quali misure minime di sicurezza, integrandole laddove necessario in base all’esito della valutazione dei rischi;

(ii) identificare il rischio Covid-19 (di per sé generico stante la sua ubiquitaria diffusione – come nel caso degli smart-workers) quale rischio biologico professionale specifico nei casi in cui il rischio risulti (a seguito della valutazione dei rischi) pesantemente aggravato (come suggerito dall’INAIL, in caso di attività che espongano i lavoratori a maggiori occasioni di contagio), evitando classificazioni superficiali ed aprioristiche che appesantirebbero le imprese di oneri ingiustificati;

(iii) accendere i riflettori, nelle ipotesi in cui il rischio biologico da Covid 19 sia aggravato al punto da divenire specifico, sulla potenzialità di una sorveglianza sanitaria attiva nel monitoraggio della diffusione del contagio negli ambienti di lavoro, al servizio dell’autorità pubblica ed in stretta collaborazione con la stessa. In tale ambito si è sottolineata l’importanza di una sapiente distribuzione delle mansioni, in ottica preventiva e protettiva in particolare di lavoratori vulnerabili o affetti da comorbidità, da parte del datore di lavoro a seguito delle risultanze di uno screening della popolazione lavorativa attraverso tamponi e i test sierologici affidabili. Al riguardo si è evidenziata l’inaffidabilità dei tool di screening attualmente disponibili e la necessità che la comunità scientifica e lo Stato (disponendo le necessarie risorse) si adoperino per identificare strumenti idonei in grado di fornire dati sanitari attendibili e veritieri, ai fini dell’adempimento del massimo sforzo prevenzionistico esigibile da parte del datore di lavoro (come richiesto dall’art. 2087 cc).

Sanzioni ai tempi del Sars-CoV-2

Infine il gruppo legal ha analizzato (i) i principali provvedimenti che hanno predisposto misure di contenimento del rischio di diffusione del virus, e le sanzioni connesse alle violazioni imposte dalle suddette norme, (ii) la fattispecie del reato di provocata epidemia.

Il documento approfondito redatto dal team legal di MilanoforCovid è disponibile sul sito www.unitiperinformare.it

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