CAPIRE LA PANDEMIA

L’epidemia

Alla fine del 2019 è apparsa, dapprima in forma sporadica, una nuova patologia infettiva che inizialmente sembrava essere limitata a pochi individui, residenti a Wuhan, in Cina, che erano accomunati dalla loro frequentazione dei “wet markets” (mercati dell’umido) dove animali selvatici sono macellati senza alcuna norma igienica. La rapida diffusione dell’infezione anche a cittadini della stessa Wuhan che invece non frequentavano i wet markets, ma erano giunti a contatto con pazienti infetti, ha fatto temere che la patologia fosse causata da un nuovo patogeno che poteva trasmettersi direttamente da uomo a uomo; studi epidemiologici hanno confermato come questo fosse il caso. Il patogeno è stato poco dopo identificato: è un coronavirus, poi denominato SARS-CoV-2, che è stato capace di effettuare il temuto salto di specie; la malattia causata dal virus è stata chiamata COVID-19. Nonostante le misure di contenimento messe in atto dalle autorità della Repubblica Popolare Cinese la epidemia si è rapidamente diffusa, con un apparente asse preferenziale di diffusione est-ovest, fino ad interessare milioni di persone, ed essere riclassificata ufficialmente come pandemia in data 11 Marzo 2020 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO).

Il virus

I coronavirus sono assai proni al salto di specie, fenomeno che negli ultimi anni si è già verificato per tre volte (SARS, MERS e ora SARS-CoV-2). Ciò è probabile conseguenza dell’osservazione che i coronavirus isolati da uno degli ospiti naturali, il pipistrello, sono geneticamente quasi identici a quelli che provocano la patologia umana. [Leggi lo studio sull’evoluzione del Coronavirus]

Questa osservazione e il fatto che non si sia ancora compreso quale sia, e se ci sia, un ospite intermedio nel lineage pipistrello-uomo, o, in alternativa, se esista un ospite che precede sia il pipistrello che l’uomo, dal quale avvenga il salto di specie, fanno si che sia possibile prevedere che altri coronavirus patogeni per l’uomo emergeranno nel prossimo futuro. La limitata variabilità genetica di SARS-CoV-2, d’altro canto fa bene sperare per quanto concerne lo sviluppo di un vaccino, che è meno complesso nel caso di agenti patogeni mantengono relativamente costante la loro struttura proteica.

La malattia

COVID-19, la malattia causata da SARS-CoV-2 è una patologia con uno spettro di patogenicità che varia dalla asintomaticità, alla presenza di lievi disturbi simil-influenzali, sino alla comparsa di gravissime polmoniti interstiziali e uno stato infiammatorio dell’intero organismo, che può associarsi ad una prognosi negativa. Fortunatamente questo severissimo quadro clinico è di relativamente infrequente osservazione, e la mortalità associata a COVID-19 è stimata essere inferiore al 2% dei casi.

La mortalità COVID-19 associata è in una grande percentuale di casi osservata in pazienti anziani con patologie croniche pregresse, anche se è segnalato un aumento di incidenza in pazienti più giovani ed in migliori condizioni di salute. I decessi COVID-19 associati sembrano essere conseguenza di una eccessiva e disregolata attivazione della risposta immune –cosiddetta cytokine storm– nella quale si osserva una potente ed eccessiva produzione di citochine pro-infiammatorie. A parziale supporto di tale ipotesi le osservazioni che la patologia è quasi sempre assai lieve in età pediatrica, nella quale la maturazione del sistema immunologico è ancora incompleta, e, forse, anche in soggetti gravemente immunodepressi.

Su queste osservazioni si basano gli approcci terapeutici alla patologia approcci che sono ovviamente complementari a quelli attuati nei reparti di terapia intensiva, fino a giungere alla intubazione del paziente. La terapia prevede l’utilizzo di farmaci antivirali e di molecole immunomodulatorie. La improvvisa e recentissima comparsa di questa patologia fa sì che non sia abbiano ancora protocolli standardizzati e validati su numeri sufficientemente grandi di pazienti.

La diagnosi

La diagnosi di infezione con SARS-CoV-2 si basa attualmente sulla presenza del virus in tamponi nasofaringei; in assenza di indicazioni precise e condivise da tutti, i tamponi vengono effettuati con modalità diverse; test spot (a campione) o test su settori estesi di popolazione (p.es. in Corea). In Italia i tamponi sono effettuati in presenza di sintomatologia (febbre >37.5) in individui con una storia suggestiva di esposizione al virus.

Una metodica molto più semplice, di costo nettamente inferiore e effettuabile anche in assenza di competenze specifiche di biologia molecolare è il test seriologico, che ricerca di anticorpi virus-specifici nel liquidi biologici: sangue, plasma, siero, possibilmente saliva. In tal caso, la presenza di anticorpi IgM permette di porre diagnosi di infezione acuta, anche in assenza di sintomi (le IgM appaiono nel giro di 7-10 giorno dopo la infezione), mentre quella di anticorpi IgG , quando il tampone è negativo, testimonia una avvenuta infezione che si è ormai risolta. Secondo le basilari regole della risposta immune un soggetto IgG-positivo è guarito, è protetto da una reinfezione, non trasmette infezione, non può riammalarsi. Non è lecito pensare che SARS-Cov-19 si comporti diversamente da qualunque altro patogeno; per un eccesso di prudenza alcuni suggeriscono di validare comunque tutto ciò nell’ambito di questa specifica malattia.

Sono attualmente a disposizione molti kit diagnostici per verificare la presenza di anticorpi; è in corso un grande sforzo di validazione per comprendere quale prodotto dia le migliori garanzie: in teoria il kit perfetto non da mai risposte nè falso negative e neppure falso positive. [Per Approfondire: La Visione dei Medici]

Il futuro

Relativamente alle domande: quando cesserà la epidemia? Sarà utile il clima caldo? Vi saranno ritorni di cluster patologici, non sarebbe serio proporre alcuna risposta. Basandosi su quanto osservato in Cina è presumibile che risultato del forzoso confino della popolazione in casa sarà una drastica diminuzione/scomparsa di nuovi casi nel prossimo futuro, è impossibile però capire se SARS-COV-2 si comporterà come SARS, scomparso dopo qualche mese, o come MERS, ancora attivo e pericolosissimo (mortalità >30%) nel Medio Oriente.

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