CENTRALITÀ DELL’EUROPA

L’Europa è la nostra casa

L’Unione Europea è la nostra casa, un’area con altissimo tasso di mobilità interna, mercato comune con libera circolazione di persone e merci, frontiere aperte tra i paesi Schengen, normative in larghissima parte comuni, protocolli medici condivisi, laboratori di ricerca e industria del settore medico e farmaceutico altamente integrati – in breve, una dimensione statuale, economica e sociale che in una situazione pandemica sin dalle prime battute avrebbe dovuto agire come un unico soggetto, per quanto articolato nelle sue dimensioni istituzionali e territoriali.

Nella crisi Covid-19, è invece mancata la creazione tempestiva di un tavolo comune a livello ministeriale in materia di sanità pubbliche, nonché l’attivazione del Meccanismo di protezione Civile Europea. Dotato di base giuridica dal Trattato di Lisbona, già impiegato da allora oltre trecento crisi, rafforzato nel 2019 come rescEU, nella crisi Covid-19 il Meccanismo è stato adoperato solo parzialmente, con un primo intervento a fine febbraio relativo al rimpatrio di cittadini europei dalla Cina proseguito a metà marzo con l’acquisto e lo stoccaggio di materiale, con uno stanziamento di 50 milioni. Un suo ruolo protagonista dalle prime fasi della pandemia, avrebbe permesso un coordinamento europeo sistematico dei vari sistemi di protezione civile, in materia di reperimento, immagazzinamento e distribuzione del materiale medico più urgente, nonché del dispiegamento temporaneo di task-force di personale medico e paramedico degli Stati membri secondo i calendari delle curve di crescita della pandemia.

Cosa si gioca l’Italia al tavolo europeo? Dall’Europa vi sono alcune cose che dobbiamo pretendere, come un coordinamento tanto nella risposta alle emergenze pandemiche, che fin qui è stato in larga parte assente, quanto nel calendario e nelle modalità della ripresa. Dobbiamo anche pretendere quel sostegno finanziario che per l’Italia è letteralmente vitale. 

Come prepararsi alla seconda ondata

Nella complessa gestione che segue il graduale superamento della crisi pandemica, è indispensabile che l’Unione Europea agisca con un’unica voce. Le occasioni perse nella gestione comune dalla prima e drammatica dell’emergenza devono costituire altrettante lezioni per cominciare ad agire ovunque necessario a livello europeo.

Questo deve avvenire già con uno stretto coordinamento nelle misure e nei calendari per la graduale ripresa delle attività economiche, adottando normative comuni o comunque armonizzate per la valutazione dei settori produttivi prioritari, per l’approvvigionamento delle merci su scala europea, per l’adozione di procedure compatibili tra loro per l’individuazione dei lavoratori immunizzati, per la riapertura graduale delle frontiere e la ripresa del trasporto pubblico europeo con misure di sicurezza comuni.

Il Meccanismo di Protezione Civile Europea deve prepararsi a svolgere un ruolo protagonista nel caso occorra far fronte a una eventuale seconda ondata della pandemia.

E’ dunque  auspicabile che l’Unione Europea rafforzi la sua competenza, in alcuni casi molto limitata in base ai trattati, in materia di sanità pubblica, gestione delle pandemie, ricerca scientifica e protezione civile. In attesa di una riforma dei trattati che le permetta di disporre di base giuridiche per politiche comuni più ambiziose, occorre che l’Unione Europea eserciti il ruolo che le è attualmente concesso utilizzando ogni spazio possibile all’interno del mandato che le è attualmente conferito e in modo assertivo e anticipatore e non solo reattivo.

Strumenti di aiuto per l’Italia

L’Unione Europea è chiamata anche a un ruolo indispensabile nel sostegno finanziario ai paesi maggiormente colpiti. Alcuni di essi sono particolarmente deboli sul mercato a causa di problemi pregressi di forte indebitamento pubblico. La ricerca di soluzioni efficaci è subito entrata nel vivo di un negoziato tra governi estremamente difficile e l’esito caratterizzerà la qualità delle ambizioni dello stesso progetto europeo.

Il caso dell’Italia è centrale, trattandosi della seconda potenza industriale dell’Unione e di un paese cruciale per la zona euro, spesso penalizzato dall’assenza di una reale armonizzazione fiscale in sede europea.

Occorre sostenere urgentemente il tessuto produttivo evitando la chiusura delle attività e la perdita di posti di lavoro, così come la tenuta sociale, aiutando i settori della popolazione maggiormente colpiti.

L’Unione Europea dispone di diversi strumenti di aiuto e sta facendo molti passi per rispondere al coronavirus:
 - emissione di obbligazioni di debito pubblico dei paesi dell'eurozona
 - MES, 
- finanziamenti BEI, 
- sussidi contro la disoccupazione (Sure), 
- fondi comuni creati ad-hoc per la ripresa,
- progetti transfrontalieri di investimento pubblico da finanziare con risorse proprie anche attraverso una rafforzata tassazione europea su aspetti transfrontalieri. 

Occorre che le eventuali, e probabili, condizioni per l’erogazione degli strumenti di sostegno concordati, siano finalizzate a uno sviluppo inclusivo della società e a una tenuta dei valori europei di solidarietà e di coesione, anche per permettere all’insieme dell’Europa di preservare il suo ruolo protagonista nella comunità internazionale, ruolo che potrebbe essere messo in crisi se tali valori saranno disattesi.

Al tempo stesso, la credibilità italiana in sede UE e presso gli stessi mercati, deve essere rafforzata avviando senza indugi un piano di riforme che avvii a riequilibrare la spesa pubblica nazionale e a correggere problemi strutturali la cui soluzione non può più essere disattesa, tanto più nell’attuale crisi.

Il ricorso al Meccanismo Europeo di Stabilità (MES), condizionato al finanziamento di spese sanitarie legate direttamente o indirettamente alla pandemia, costituirebbe un’occasione irripetibile per l’Italia di accedere a oltre 35 miliardi da investire. Le finalità dell’utilizzo di queste risorse europee dovrebbero essere discussione di un tavolo che coinvolga responsabili del governo, delle regioni, dell’Istituto Superiore della Sanità e i migliori esperti del settore. 

E’ quindi opportuno che il paese elabori quanto prima un piano di spesa di queste risorse, concordato con gli esperti di sanità pubblica, mirato a interventi quali: aumentando la disponibilità di posti in terapia intensiva sull’insieme del territorio; rafforzare il sistema sanitario in particolare nelle aree del paese in cui si trova in condizioni di minore operatività; investire nelle risorse umane del settore, migliorando gli organici e migliorando le condizioni di impiego; acquistare, organizzare lo stoccaggio e la distribuzione territoriale di scorte dei DPI e materie prime per test laboratorio; sostenere progetti di ricerca.

Italia, un’occasione di rinnovamento

Al tempo stesso, la credibilità italiana in sede UE e presso gli stessi mercati, deve essere rafforzata avviando senza indugi un piano di riforme che avvii a riequilibrare la spesa pubblica nazionale, incidendo anche su aspetti quali i costi dell’evasione fiscale e della selva di normative tributarie, della corruzione, dell’economia sommersa e di quella gestita dal crimine organizzato (tutte voci nelle quali l’Italia figura al primo posto in Europa), di una burocrazia spesso lenta e poco trasparente, e di un funzionamento e di un’articolazione delle istituzioni estremamente onerosi.

La gestione politica della ripresa del paese a seguito della crisi pandemica deve essere l’occasione per cominciare a correggere questi malfunzionamenti strutturali. Un tale sforzo contribuirebbe ad accrescere quella credibilità oggi più che mai indispensabile per reperire risorse in sede europea e sui mercati, oltre che a correggere problemi strutturali la cui soluzione non può più essere disattesa al cospetto della crisi già avviata. Nei propri ambiti di responsabilità, tanto l’Unione Europea che l’Italia devono affrontare la crisi provocata dal Covid 19 come un’occasione per superare pregresse debolezze e dotarsi di una rafforzata identità ideale, etica e di sviluppo economico.

Piano Emergenziale

L’Oms, dopo l’epidemia di Sars del 2003, ha obbligato tutti i governi a dotarsi di un piano anti pandemico. Nel 2005 sono state dettate, sempre dall’organizzazione mondiale della sanità, le linee guida per arrivare alla stesura dei vari piani, fatte proprie anche nel programma di emergenza italiano del 2018 il quale ha sostituito il Piano Italiano Multifase per una Pandemia Influenzale del 2002.

Non c’è traccia in tutti i decreti e le ordinanze del governo di un riferimento al Piano Emergenziale delle epidemie dell’Italia. Risulta sorprendente che uno studio, per quanto ancora piuttosto burocratico ed in qualche passaggio oscuro, ma di fonte autorevole, non sia stato considerato su come operare per fare fronte ad una epidemia. Il piano è inoltre organizzato in 3 fasi e permette quindi di seguire l’evoluzione con misure progressive, tra cui la formazione ai medici, i meccanismi di interazione tra organi centrali e regionali etc.

In sintesi, non è assolutamente il caso in questi momenti di criticare il governo ed il sistema Paese sulle lacune che si sono registrate ma sicuramente possiamo rilevare alcuni punti di failures :

  • Mancata centralità decisionale fin dall’inizio. La gestione di una epidemia con caratteristiche globali non può essere demandata ai poteri regionali. Lo Stato deve evocare i poteri necessari per affrontare la crisi
  • Scarsa informazione ai cittadini sull’allerta coronavirus e sulla comunicazione. E’ impressionante il numero di visite in pronto soccorso in concomitanza di sintomi verosimili di coronavirus. Teniamo presente che al tempo del Paziente 0 la Cina aveva già comunicato la gravità della situazione.
  • Scarsa preparazione del personale medico nell’affrontare l’epidemia e mancanza di protocolli immediati di contenimento
  • Mancanza di dispositivi di protezione individuale, successivamente mancanza di ventilatori, posti in terapia intensiva etc.
  • Totale assenza di protocolli, materiale di protezione e raccomandazioni ai medici di base.
  • Mancanza di provvedimenti immediati per la chiusura al pubblico dei nosocomi e case di cura per anziani.

Partiamo da qui per condividere un piano di emergenza per le epidemie dove si affrontino in modo puntuale tutti gli aspetti essenziali per la gestione efficace dell’emergenza.

Prendiamo allora l’occasione di riformulare il piano emergenziale, anche migliorando le parti operative e poco chiare:

  1. Una catena decisionale “command and control” definita e chiara
  2. Una formazione fatta di protocolli precisi e regole di comportamento del personale sanitario
  3. Una riserva di proprietà dello stato, affidata alle forze armate, di materiali da utilizzare nelle emergenze epidemiche, tale da coprire almeno le prime settimane di evoluzione
  4. Diagnostica rapida della presenza del virus in assistenza domiciliare al fine di evitare il contagio nei presidi sanitari
  5. Mappatura di aziende strategiche per la fornitura di materiali sanitario, possibilità di conversione rapida industriale programmata in caso di bisogno

Ci auguriamo che l’Unione Europea inizi ad agire con concertazione nell’interesse di tutta la comunità andando oltre gli interessi nazionali, perché se fosse un solo Stato a vincere questa “guerra” (termine abusato ed improprio), non si potrebbe certamente parlare di vittoria.

E’ auspicabile che l’Unione Europea rafforzi la propria competenza, in alcuni casi molto limitata in base ai trattati, in materia di sanità pubblica, gestione delle pandemie, ricerca scientifica e protezione civile, in attesa di una riforma dei trattati che le permetta di disporre di basi giuridiche per politiche comuni più ambiziose, occorre che l’Unione Europea eserciti il ruolo che le è attualmente concesso, utilizzando ogni spazio possibile all’interno del mandato che le è attualmente conferito in modo assertivo. Le occasioni perse nella gestione comune dalla prima e drammatica fase dell’emergenza devono costituire altrettante lezioni per cominciare a operare ovunque necessario a livello europeo. Questo deve avvenire già con uno stretto coordinamento nelle misure e nei calendari per la graduale ripresa delle attività economiche, adottando provvedimenti armonizzati.

Inoltre, il Meccanismo di Protezione Civile Europea deve prepararsi a far fronte a una eventuale seconda ondata della pandemia e a svolgere, ove necessario, un ruolo protagonista.

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