CONFRONTO DATI INTERNAZIONALI

Perché parlarne

Milano for Covid ha riunito un gruppo di esperti matematici e statistici provenienti da Università, Finanza, Energia, Consulenza e Industria per analizzare gli aspetti quantitativi e statistici del fenomeno Covid-19. Ogni giorno vengono diffuse ogni genere di analisi, redatte da una varietà di professionisti e non, sulla base di fonti spesso non ben identificate, che intendono dare indicazioni ai diversi mercati Questa comunicazione di massa crea incertezza su dove siamo oggi e cosa aspettarsi domani.

Il gruppo di esperti Milano for Covid si è proposto di fare chiarezza sulle fonti disponibili, sulle analisi quantitative condotte da terze parti, proponendo anche autonomi approfondimenti e punti di vista su elementi ancora non sufficientemente rappresentati. Sono inoltre state esaminate alcune perplessità di questi settori in modo da fornire focus specifici che richiedono il supporto di dati e ulteriori analisi quantitative in futuro.

Considerazioni metodologiche

I modelli statistici nel contesto Covid hanno due problemi:

  1. Dati inaffidabili per i conteggi, soprattutto numero di casi: in Italia vengono contati solo i pazienti avanzati che vanno in ospedale, e non quelli che stanno a casa.
  2. Prevedere quando la curva possa cambiare: è molto difficile farlo con una patologia nuova. Le uniche curve che sono scese sono solo quelle della Cina e di Diam C, in altri paesi stanno solo salendo. Con la disponibilità di maggiori dati, sarà possibile fare previsioni.

Ad esempio, quando il modello Italia sarà avanzato, esso potrà essere studiato e replicato in molti paesi Europei. Francia e Spagna hanno una evoluzione simile, ma sembra una letalità più bassa. Corea del Sud e Singapore sono casi particolari: per motivi storici il sistema sanitario era preparato all’emergenza per la precedente SARS e per motivi strutturali, hanno potuto controllare molto bene i focolai, per cui l’epidemia è stata contenuta. Anche in Giappone la situazione è analoga.

Letalità apparente e plausibile

Secondo un articololo ISPI c’è una stretta correlazione tra le politiche di test e la letalità apparente. chi fa più tamponi (a sinistra nel grafico seguente) troverà persone meno gravi nella popolazione generale, e dunque la sua letalità apparente sarà più bassa. Chi ne fa di meno (a destra) farà emergere soprattutto casi gravi, e dunque la sua letalità apparente sarà più alta.”

Inoltre nella interpretazione dei dati va tenuto conto della letalità plausibile, ovvero la relazione tra la diversa distribuzione per fascia d’età della popolazione e il tasso di mortalità (più anziani 🡪 più decessi 🡪 mortalità più alta).

Le Analisi di Milano for Covid

Sono state effettuate le seguenti analisi statistiche, di seguito presentate:

  • Impatto sulla mortalità: valutazione degli effetti diretti e indiretti del Covid-19 sulla mortalità Italiana;
  • Decrescita fino a zero: previsione decrescita dei contagi fino a contagi zero.

Impatto del Covid sulla Mortalità in Italia

Metodologia

Sono state raccolte le informazioni disponibili per definire l’ipotetico andamento della mortalità nel corso dell’anno 2020, ovvero come sarebbe dovuto essere e come sarà a causa del COVID-19. Sono stati raccolti quindi, a titolo di campione, gli anni 2000-2017 dall’UNSD[1], divisi per mesi, in modo da evidenziare i vari trend.

Il grafico dei dati UNSD dimostra la cosiddetta stagionalità dei decessi nei mesi di Dicembre, Gennaio, Febbraio e Marzo, in particolare Gennaio e Marzo. Le cause della “stagionalità” possono essere di varia natura:

 · La vulnerabilità della popolazione (endogeno), che dipende dal grado di sviluppo della società

· La struttura per età della popolazione (endogeno)

· Il grado di discomfort bioclimatico (esogeno)

· L’incidenza delle epidemie influenzali (esogeno)

Trend Di Mortalità 2000-2017 (Dati Unsd)

Curva decessi stimata per 2019 e 2020 (no COVID)

E’ stata calcolata una curva per rappresentare la media dei comportamenti evidenziati negli anni in esame, e quindi costruire una curva di decessi per gli anni 2019 e 2020. Con il valore dei decessi complessivi per l’anno 2019 (fonte ISTAT), e con l’incidenza media per mese, è stata simulata la distribuzione dei decessi nel 2019 su base mensile.

Stima Mensile Decessi Anno 2019 (No Covid)

E’ stato inoltre effettuata una stima partendo dalla popolazione totale presente in Italia nel 2019, ipotizzando una decrescita continuativa degli ultimi anni (circa 116000 in meno ogni anno) e calcolandone il valore a metà anno. Al valore finale ipotizzato (giugno 2020: 60.259.000) è stato applicato il tasso di mortalità (‘death rate’) suggerito dalle United Nations per l’anno 2020[2], e quindi è stato calcolato il totale decessi previsto “pre-COVID” per l’anno 2020, ridistribuendo il totale decessi su base mensile:

Stima Mensile Decessi Anno 2020 (No Covid)

Curva decessi stimata per il 2020 (impatto COVID-19)

I dati ISTAT presenti relativi ai decessi complessivi nel 2020 (e quindi non solo quelli per il COVID, ma tutti senza distinzione di causa) sono piuttosto parziali[3]. Si riferiscono infatti ai dati raccolti dalla ANPR (Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente), su un totale di 1084 Comuni su un complessivo di 5866 partecipanti all’iniziativa (18,5%), e solo dal 1 Gennaio al 21 Marzo 2020. I 1084 comuni sono stati scelti in base ai comuni maggiormente significativi come numero di decessi[4]. Sono state quindi applicate ulteriori assunzioni, ipotizzando che in quei comuni il tasso di mortalità tra 2019 e 2020 si possa applicare in maniera lineare.

Pertanto, sono stati sottratti ai valori mensili 2019, i valori per mese dei 1084 Comuni dell’ANPR “contestualizzati” su base differenza di mortalità tra 2019 e 2020 (stimando quindi un dato 2020 “no COVID”, sulla base di su un dato reale 2019), sommando poi il dato reale 2020 “COVID”. Questo il risultato per I primi 3 mesi:

Stima Mensile Decessi Anno 2020 (No Covid)

Risultato

Si osserva come nei mesi di Gennaio e Febbraio l’impatto dell’epidemia ancora in fase iniziale non ha dato evidenze statistiche in termini di mortalità. Viceversa nei 1084 Comuni presi in esame dall’ANPR il numero di decessi nelle prime 3 settimane del mese di Marzo sono praticamente duplicati (da 8000 a 16200; nel caso dei comuni della Lombardia parliamo di un incremento del 150%), e questo ha generato complessivamente un aumento del numero di decessi (tra atteso e reale) di almeno il 14% su base nazionale fino al 21 Marzo[5].

Per completare la visione d’insieme del mese di Marzo sono stati integrati i dati ISTAT con quelli pubblicati dalla Protezione Civile, assumendo che nei giorni successivi al 21 Marzo (giorno del raggiungimento del picco epidemiologico) i decessi registrati siano imputabili quasi interamente al COVID-19. Il totale decessi registrato dal 22 al 31 Marzo, in una sola settimana, è stato di 7600 morti. L’incremento del numero di decessi registrati (tra atteso e reale) nel mese di Marzo è stato quindi complessivamente di circa il 27% su base nazionale.

Considerando gli ultimi dati di Aprile, stimare con un ragionevole grado di confidenza quando raggiungeremo il tetto della curva dei decessi non è ad oggi facile, dipenderà molto dal nostro grado di adattare le strutture ospedaliere all’onda epidemiologica, e alla capacità di rispettare le regole di quarantena pensate per accelerare la curva di discesa dell’epidemia fino ad arrivare al punto di crescita zero, come discusso di seguito.

Confronti della Mortalità nel Mondo

Differenze tra Cina, Italia e Germania: Con un ritardo di una settimana circa rispetto all’Italia, anche i cugini teutonici stanno subendo gli effetti devastanti del Covid-19, e il governo della cancelliera Angela Merkel ha seguito l’esempio italiano ordinando il lockdown di quasi tutto il paese. Eppure, il numero dei morti assoluti resta bassissimo. Solo 72 al 20 marzo 2020. Il tasso di letalità è di conseguenza dello 0,3 per cento. È il più basso del mondo. Ancora meno grave di quello della Corea del Sud (all’1,1 per cento), di quello della Francia (12.483 casi e 450 morti, per una letalità del 3,6 per cento) e della Cina, ferma al 3,8. Ma è impressionante confrontare il dato tedesco con quello della Spagna (al 5,4 per cento) e soprattutto con quello dell’Italia, dove per Covid-19 muoiono 8,5 persone ogni 100 infettate. Le motivazioni:

  • età dei contagiati: Italia e Cina i giovani, spesso asintomatici o con sintomi blandi, abbiano poi contagiato genitori o nonni più fragili che vivono a stretto contatto con loro. In Germania, invece, giovani e anziani hanno rapporti più distanziati. Se in Italia e Cina (come ha spiegato Moritz Kuhn, docente di economia all’università di Bonn) le persone tra i 30 e i 49 anni che vivono ancora con i genitori sono più del 20 per cento, in Germania la percentuale si dimezza. Le statistiche Eurostat confortano il ragionamento del professore: in Italia la metà dei giovani tra i 25 e i 34 anni vive ancora con genitori, mentre i tedeschi in media vanno via di casa a 23 anni;
  • uso massiccio dei tamponi: Secondo la Federazione dei medici tedeschi anche prima di registrare i primi decessi in Germania sarebbero stati fatti decine di migliaia di test (solo 135 mila nelle prime due settimane di marzo), a cui bisogna sommare (chiosa un articolo di Le Monde) anche i tamponi fatti negli ospedali e nelle cliniche, il cui numero preciso non è ancora conosciuto.
  • risposta dei vari sistemi sanitari: Quello tedesco può vantare il più alto numero di terapie intensive (ben 28 mila terapie intensive, e il governo federale punta a raddoppiarli grazie ai produttori tedeschi in pochi mesi). In Italia all’inizio dell’epidemia avevamo poco più di 5000 ventilatori meccanici, e gli ospedali delle zone più colpite (in primis il lodigiano, Cremona, Brescia e poi Bergamo) sono andati presto in tilt.

Perché tanti morti in Italia?

La letalità del Covid-19, in Italia, è del 9%; il 12 in Lombardia. In Cina era il 3,8%. Cosa è successo? Un elenco di possibili cause:

  • Numeri sottostimati: La prima ipotesi interpretativa è che in Italia i contagiati siano molti di più. Il modello matematico firmato da Livio Fenga dell’Istat mostra a sua volta come il 12 marzo rispetto ai 12.839 casi denunciati in Italia, le persone infette dal SARS-CoV-2 potrebbero essere state 105.789. Se davvero i soggetti contagiati fossero fino a dieci volte tanto, la percentuale di letalità calcolata rispetto all’intera nazione scenderebbe su valori vicinissimi a quelli della Cina continentale. Sul punto, le analisi prodotte al precedente paragrafo “Impatto del Covid sulla Mortalità in Italia” appaiono significative.
  • Pochi tamponi: in Italia (come in Cina) all’inizio si facevano test a tutte le persone “sospette” di contatto con casi positivi o a chi arrivava da zone “a rischio” (anche asintomatici), poi si è passati (dopo circa una settimana) a farli solo alle persone con sintomatologia seria, che sono però anche quelle più suscettibili di morte. In assoluto, però, i test pro capite non sono così pochi, al 21 marzo oltre 233 mila: l’Italia è il Paese al mondo con più tamponi per milioni di persone, superata solo dalla Corea del Sud
  • età media elevata: età media degli Italiani molto elevata, siamo secondi in Europa mentre in Cina è molto più bassa. In Corea del Sud il virus ha contagiato in maggioranza giovani donne: il 30% dei positivi si trova nella fascia 20-29 anni e il 62% è donna (in Italia il 41,1%). In più, solo il 3% di tutti i casi confermati nel Sud Corea aveva almeno 80 anni. Da noi il 36,3% del totale ha più di 70 anni;
  • patologie pregresse: Problemi cardiovascolari, ipertensione, diabete: secondo l’ISS i deceduti in Italia che non avevano patologie preesistenti rappresentano il 3,5% del totale, il 61% aveva almeno tre patologie in corso. In Cina, il tasso di mortalità per le persone infette da malattie cardiovascolari preesistenti in Cina era del 13,2%. Era del 9,2% per quelli infetti da alti livelli di zucchero nel sangue (diabete non controllato), 8,4% per ipertensione, 8% per malattie respiratorie croniche e 7,6% per cancro. Le persone infette senza una precedente malattia rilevante sono morte nell’1,4% dei casi [6].
  • Interazione tra le generazioni: La percentuale di persone tra i 30-49 anni che vive con i genitori è inferiore al 5% in Francia, Svizzera e Paesi Bassi; invece in Giappone, Cina, Corea del Sud e Italia ci sono quote superiori al 20%. Le numerose interazioni potrebbero aver aggravato l’epidemia in Italia, favorendo il contagio tra generazioni: figli adulti e nipoti (che sono più spesso asintomatici) avrebbero fatto ammalare inconsapevolmente gli anziani genitori.

Dai risultati di una indagine Doxa realizzata tra il 27 ed il 30 marzo coordinata dal Prof. La Vecchia dell’Università Statale di Milano, su un campione di 1000 individui rappresentativi della popolazione, nelle ultime 3 settimane di marzo in Italia il 14,4% dei soggetti ha riportato sintomi di tipo Cov19 e l’1,5% febbre superiore a 38,5 gradi. Le conclusioni fanno ritenere che in Italia almeno 5 mln di persone siano state colpite da Cov19, un milione solo in Lombardia.

Con il supporto di terapia intensiva, il tasso di mortalità del Coronavirus è di circa il 2% e circa la metà delle infezioni diventano casi [7].

L’unica situazione in cui è stata testata un’intera popolazione chiusa era la nave da crociera Diamond Princess e i suoi passeggeri in quarantena. Il tasso di mortalità è stato dell’1,0%. Proiettando il tasso di mortalità della Diamond Princess sulla distribuzione per età della popolazione degli Stati Uniti, il tasso di mortalità tra le persone infette da Covid-19 sarebbe dello 0,125%. Ma poiché questa stima si basa su dati estremamente ridotti (sono stati registrati solo sette decessi tra i 700 passeggeri ed equipaggio infetti – il tasso di mortalità reale poteva quindi tradursi in una forbice da cinque volte inferiore (0,025%) a cinque volte superiore (0,625%). Si deve anche considerare la possibilità che alcuni passeggeri infetti possano morire in un secondo momento e che i turisti possano avere frequenze diverse di malattie croniche – un fattore di rischio per esiti peggiori con infezione da SARS-CoV-2 – rispetto alla popolazione generale. Aggiungendo queste ulteriori fonti di incertezza, le stime ragionevoli per il rapporto di mortalità dei casi nella popolazione generale degli Stati Uniti variano dallo 0,05% all’1%.

Di fronte a una pandemia per la quale non erano preparati, i paesi europei hanno adottato una pletora di misure politiche affrettate, che vanno dalla semplice dipendenza dal comportamento responsabile della popolazione, al completo blocco del paese, abbinando a ciò anche alcune misure relativamente severe. Alcuni paesi hanno agito più rapidamente di altri, come nel caso della Danimarca e della Norvegia, dove sono state adottate misure nelle prime due settimane dalle prime prove significative di contagio sul territorio nazionale; paesi come la Germania e il Regno Unito hanno adottato misure significativamente più tardi di altri. Alcuni paesi (ad es. Germania, Paesi Bassi) sono stati in grado di fare affidamento su un’infrastruttura sanitaria avanzata e capacità di riserva in termini di letti ospedalieri di terapia intensiva, nonché sulla disponibilità di attrezzature mediche come ventilatori, test e respiratori. I paesi hanno adottato diversi criteri per i test, una varietà di mezzi tecnologici per tracciare la diffusione del virus e diversi modi per segnalare i casi. Tutto ciò è importante al fine di valutare l’efficacia della risposta alla pandemia in diversi paesi[8].

I sintomi più comuni sono febbre (88%) e tosse secca (68%). Esaurimento (38%), espettorazione di muco quando si tossisce (33%), respiro corto (18%), mal di gola (14%), mal di testa (14%), dolori muscolari (14%), brividi (11%) sono anche comune. Meno frequenti sono nausea e vomito (5%), naso chiuso (5%) e diarrea (4%). Esecuzione di naso non è un sintomo di Covid.

La rappresentazione dei casi diagnosticati Vs sintomi rilevati, ha un andamento traslato di circa 10 giorni. Dal lockdown inoltre, il numero di nuove diagnosi di coronavirus, sia in Italia che in Cina è in costante calo.


[1] United Nations Statistics Division, fonte

[2] WPP, World Population Prospects, fonte

[3] ISTAT, fonte

[4] Al momento sono stati verificati i comuni con un numero di decessi che, nel periodo 1° gennaio 21 marzo 2020, è risultato superiore o uguale a 10 unità e che nel mese di marzo del 2020 hanno presentato, rispetto alla corrispondente media del quinquennio 2015-2019, un incremento della mortalità pari ad almeno il 20%.”. Fonte

[5] Calcolando che l’analisi copre circa il 18.5% dei comuni italiani, seppur i più significativi, e che il 21 Marzo ha presumibilmente rappresentato l’inizio del plateau a livello epidemiologico ma l’incremento di decessi rappresenta un effetto dell’epidemia.

[6] Report of the WHO-China Joint Mission on Coronavirus Disease 2019 (COVID-19)

[7] Big Data Institute, University of Oxford, UK

[8] Monitoring Covid-19 contagion growth in Europe – vid-19-contagion-growth-in-europe/?mc_cid=00368d7ef7&mc_eid=21aff5a2e8&fbclid=IwAR1VdpIZ83pPemc_5TgeJ2aop6vetYVDeOvFVDQGKwkCNIHRAV4wN9eI4xs

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