GESTIONE DELLA CRISI

Rischio Crisi, i fattori chiave

Siamo preparati a gestire eventi critici? Il nostro sistema è sufficientemente resiliente? Quanto siamo capaci di prevedere e prevenire un evento?

Per parlare di prevenzione è necessario soffermarci sul significato di crisi. La crisi è un’emergenza improvvisa che sconvolge la routine dell’organizzazione e può svilupparsi in un crescendo di tensione, fino a raggiungere un climax o momento decisivo.

Si tratta quindi di un avvenimento che ci raggiunge in maniera improvvisa e che richiede un altrettanto tempestivo intervento di gestione, al fine sia di diminuire i possibili impatti negativi sia per individuare possibili opportunità insite nella crisi.

Una crisi, quindi, può avvenire a livello individuale o sociale con impatti su scala nazionale o internazionale. Può essere un cambiamento traumatico e stressante per la vita di una persona, o divenire una situazione sociale instabile e pericolosa nel campo politico, sociale e militare, o ancora un evento ambientale su larga scala che comporta un brusco cambiamento.

La crisi determina lo sviluppo di una situazione di emergenza che ha profondi effetti sul comportamento delle persone. Le dinamiche che avvengono all’interno di un insieme di persone in una situazione di emergenza non sono una sommatoria delle singole reazioni, ma piuttosto sembrano scaturire da sviluppi autonomi collettivi, che comunque non sono prevedibili, anche se è possibile formulare delle regole empiriche sulle reazioni di una folla in situazione di emergenza e sulle azioni possibili da compiere in questa situazione.

Uno dei fattori principali che intervengono è la paura. Altro fattore tipico di una situazione di emergenza è uno stato psico-fisico di angoscia. Infine, è verosimile una certa misura di panico.

Una situazione, in genere, si sviluppa in un arco di tempo, segnando un punto di inizio dal quale cresce costantemente di intensità, fino ad arrivare al culmine, e quindi alla crisi. In questo senso si può parlare di fase di pre-crisi, di crisi e di risoluzione della crisi.

La pre-crisi è la fase in cui prendono vita e si sviluppano in maniera crescente, per intensità, i fattori costituenti. È una fase importante, in quanto definisce le linee secondo cui si svilupperà la crisi, e solo attraverso una comprensione di questa fase si può impostare una strategia di azione – o di risposta – che possa avere effetti sulla crisi stessa (e, di riflesso, avere effetti positivi sull’organizzazione).

La fase di crisi vera e propria, al contrario, rappresenta il punto culminante, il periodo più critico e acuto per un’organizzazione.

Infine, si ha la risoluzione della crisi. Questa può essere favorevole o sfavorevole all’organizzazione e alla fine del processo si possono “contare” i danni che l’organizzazione ha subito dal processo di crisi.

Un’organizzazione, un governo, dovrebbero sviluppare un approccio consapevole nella gestione delle crisi, nei confronti sia del modello gestionale e di diretta gestione della crisi, sia dei profili preventivi della crisi stessa, direttamente connessi con la capacità dell’organizzazione di analizzare contesti giuridici, economici, organizzativi, comunicativi.

La comunicazione è un aspetto di fondamentale importanza nella gestione di una crisi. Anticamera della crisi è il rischio. La comunicazione del rischio dovrebbe essere intesa come processo relazionale alla base del quale vigono presupposti di interazione e di scambio tra le parti coinvolte.

La comunicazione del rischio è un processo interattivo di scambio di informazioni e opinioni tra individui, gruppi o istituzioni. Implica una molteplicità di messaggi circa la natura del rischio e altri messaggi non strettamente connessi con il rischio ma che esprimono preoccupazioni, opinioni, reazioni ai messaggi sul rischio o ad azioni legali e amministrative finalizzate alla gestione del rischio stesso.

Per comunicare una crisi è fondamentale istituire fiducia e credibilità nelle controparti attraverso un lavoro preventivo e l’esperienza pratica. In questo senso gioca un ruolo importante istituire procedure di crisis management e dotarsi di risorse umane con expertise di gestione delle crisi e di comunicazione di crisi.

Obiettivo principale della crisis communication è, in ultima istanza, creare fiducia. L’informazione in stato di rischio o di emergenza è un’informazione diversa non solo nei temi trattati, ma anche nelle condizioni di lavoro, nell’uso che dell’informazione stessa viene fatto e quindi nel rapporto con i cittadini.

Crisis communication richiede razionalità, responsabilità, trasparenza e sensibilità verso gli interessi e le reazioni di tutti i soggetti coinvolti nella criticità. L’organizzazione deve assumersi direttamente la piena gestione di tutte le informazioni importanti, e il comitato di gestione della crisi deve anche sapere avvertire, eludendolo, il rischio di un’overdose di informazione verso l’esterno correlata ad una sovraesposizione nei media. Comunicazione in stato di crisi non deve diventare comunicazione in stato di ansia.

Per fare ciò, pertanto, è necessario avere una struttura che permetta di monitorare costantemente il contesto esterno ed interno, identificare e valutare i rischi, al fine di avere una base di supporto analitica che permetta di identificare e analizzare, in definitiva conoscere, i fattori e le cause di una potenziale crisi.

Crisi Covid in Italia: Cosa è successo

La grave sindrome respiratoria acuta coronavirus 2 si sta rapidamente diffondendo in tutto il mondo, e l’OMS ha dichiarato lo stato di pandemia l’11 marzo 2020.

La crisi ha colpito l’Europa; al 20 marzo 2020, l’Italia ha il secondo maggior numero di casi confermati, dopo la Cina. Una rapida ondata di casi rappresenta una grave minaccia per il sistema sanitario nazionale Italiano a causa della limitata capacità dei dipartimenti delle unità di terapia intensiva. Il governo italiano ha introdotto misure di mitigazione progressiva il 9 e l’11 marzo 2020, al fine di limitare drasticamente le interazioni sociali e prevenire la diffusione del virus. Di 30.000 casi entro il 15 marzo 2020. I dati della Johns Hopkins University suggeriscono una leggera deviazione da tali previsioni, con un numero registrato di 24 747 casi entro il 15 marzo 2020, suggerendo che le misure di contenimento della circolazione portino a ridurre il numero di nuovi casi entro 3-4 giorni. Tutti gli altri paesi europei sembrano trovarsi in una situazione simile, con solo un breve intervallo di tempo di un paio di settimane. Modelli matematici come ad esempio il collaudato modello SIR indicano come un allentamento precoce delle misure di contenimento porterebbe ad una ripartenza esponenziale dei contagi. L’OMS ha esortato gli Stati a non avere fretta nel rimuovere le misure restrittive: “Il coronavirus potrebbe ripresentarsi e l’impatto economico potrebbe essere più grave e prolungato”.

L’Italia è stato il primo paese Occidentale colpito dalla Pandemia COVID 19, e ad ora sembra aver pagato il prezzo con una incidenza di mortalità maggiore rispetto ad altre Nazioni Europee. Esortiamo tutti i paesi a riconoscere la lezione Italiana ed adottare immediatamente misure molto restrittive per limitare la diffusione virale, garantire un’adeguata risposta del sistema sanitario e ridurre la mortalità, che appare più alta di quanto stimato, con una fatalità grezza di quasi 4%

Eccesso di mortalità in Italia: Cosa c’è da Migliorare

E’ necessario esaminare le cause strutturali, politiche, economiche, ambientali, sociali e legali all’eccesso di mortalità in Italia per individuare le aree di intervento per il sistema sanitario nazionale. Nelle figura si può notare come la mortalità a Bergamo è stata più di 5 volte più alta rispetto ad altre regioni Europee.


Figura. Dati Mortalità a Confronto


Quali sono gli elementi che hanno concorso alla elevata mortalità in Italia? In questa analisi, sono esaminati aspetti strutturali, politiche, economiche, ambientali, sociali e culturali per comprendere queste differenze, tenendo conto di evidenze ufficiali quali i documenti legislativi, i Decreti Ministeriali, i piani di proiezione del Ministero della Sanità, il censito delle Strutture Sanitarie al momento della pandemia, le misure intraprese dal Governo centrale e dagli Enti Regionali.

Carenza di posti letto in terapia intensiva

Gli investimenti sanitari e il numero di posti letto in Italia sono di molto inferiori a quelli di altri paesi Europei. Il lavoro scientifico pubblicato su Science & Medicine dimostra ampie differenze nella spesa sanitaria.


Articolo Science & Medicine

Nel grafico riportato nella figura successiva si può notare come l’Italia nel 2011 aveva 12 letti di terapia intensiva per 100.000 abitanti.


Figura. Dati sui posti letto in terapia intensiva in Europa

Questo di fatto può essere uno delle ragioni del problema. Anche se andando a vedere l’esempio del Regno Unito, in cui ce ne sono addirittura la metà, questo non può essere l’unico problema.

E’ necessario valutare se la differenza nei posti letto per 100.000 abitanti ha, nei fatti, un effetto sugli outcome clinici. Di fatto credo che il Covid ci abbia dato la risposta. Potremmo rispondere a questo Rhodes ed agli altri con: “Sì, ha un effetto”.


Articolo. Intensive Care Medicine 2012

Scarso investimento in sanità

Il Corriere della Sera ha riportato dati ISTAT mettendo in evidenza gli scarsi investimenti in Italia rispetto al resto d’Europa. Lo scarso investimento in sanità potrebbe aver contribuito all’eccesso di mortalità in Italia.


Figura. Spesa Sanitaria/abitante in Europa

Sempre rimanendo in Europa, questi riportati nella figura sottostante, rappresentano la disponibilità di letti per malati acuti. Questo non riguarda i letti di terapia intensiva, ma riguarda tutte le effettive disponibilità di letti per pazienti che arrivano in pronto soccorso.


Figura. Disponibilità Posti letto per malati acuti in Europa (Fonte OMS)

C’è stata una tendenza sempre maggiore a tenere i pazienti fuori dall’ospedale, a diminuire i letti in lungodegenza. Ne deriva quindi una tendenza a potenziare l’assistenza territoriale e domiciliare. Questo ovviamente, secondo me, trasmette il problema anche del covid-19 dall’Ospedale, tutti noi parliamo dei dispositivi, dei respiratori, le mascherine, agli operatori sanitari che lavorano al pronto soccorso.

In realtà la prima linea del territorio sono i Medici di Base che di fatto sono quelli che hanno pagato lo scotto maggiore perché si sono trovati impreparati di fronte a questa a questa situazione. Gli Operatori sanitari che sono sicuramente rispetto all’estero, numericamente inferiori come riportato nella figura sottostante.


Figura. Numero operatori sanitari per 1000 abitanti (2017)

Mancata attuazione dei piani di Risposta all’Emergenza

Ci sono aspetti importanti da valutare, ossia se è vero che c’è stata una risposta inadeguata e questa risposta non è stata inadeguata per assenza di normative perché le normative ci sono, ma non sono state messe in pratica.

Ci sono delle normative della WHO Modello-Sanità 2017 sulle pandemie che riferiscono quali sono le risposte a una situazione di pandemia, il Ministero della Salute, ha accolto questi suggerimenti in vari documenti. In particolare c’è un documento del 2006, che poi è stato rivisto 2013 e 2016, che di fatto chiarisce quali sono le misure da intraprendere in caso di pandemia. Questi documenti sono estremamente complessi, ma sicuramente ci sono e come le leggi spesso non vengono messe in pratica.

Iniziale sottovalutazione della Crisi

Se si analizzata la Comunicazione del ministero della Salute del 5 gennaio sulla base di suggerimento dell’organizzazione Mondiale della Sanità, è chiaro che la crisi sia stata sottovalutata, in quanto non viene indicata nessuna misura specifica per viaggiatori. Si raccomanda, comunque di evitare viaggi in Cina.


Figura. Comunicazione del Ministero della Salute

Esaminando i documenti in allegato, dal punto di vista legislativo del diritto, sia dei diritti fondamentali che sul diritto sulla privacy, è evidente come tutte le decisioni che sono state prese dal governo centrale e dagli enti locali di fatto sono all’interno di leggi che lo prevedono. Non c’è stata una violazione della legislatura al momento quindi di fatto se c’è stata una mancanza, è stata una mancanza consentita da leggi non appropriate per la situazione di crisi.

Metodologia di analisi e gestione delle catastrofi

Le informazioni raccolte ed analizzate nel presente lavoro sono state inizialmente inserite in una Matrice organizzata secondo due direttrici di analisi di un sistema complesso, cioè considerando l’Italia come un sistema complesso nella sua risposta al Covid.


Tabella. Analisi Sistema Complesso

Graficamente sull’asse verticale è riportata un’analisi di tipo PESTEL . L’analisi PESTEL è una metodologia che si basa sull’analisi di alcuni variabili macro-ambientali o fattori chiave (PESTEL è appunto l’acronimo di Political, Economic, Social-cultural, Technical, Environmental and Legal) che influenzano lo scenario di fondo esistente. Sebbene sia stata sviluppata nell’ambito degli studi di strategia aziendale, offre un utile approccio per raccogliere tutta una serie di intuizioni ed informazioni sviluppate dal gruppo, e poi classificarle per argomenti di tipo Politico, Economico, Sociale, Tecnologico Ambientale e Legale.

Sull’asse orizzontale, invece, si fa riferimento ad uno dei modelli che viene usato nella teoria delle catastrofi, in particolare il modello sviluppato da J.Reason e definito anche Modello Delle Fette Di Formaggio Svizzero[1]. Questo modello interpretativo, che può essere usato per analizzare catastrofi di ogni tipo (es. perché è crollato il ponte su Genova o piuttosto perché c’è stato il disastro del terremoto dell’Aquila) è stato qui applicato al caso italiano del Covid19.


Figura. Modello Delle Fette Di Formaggio Svizzero

Nell’approccio di J. Reason un sistema complesso è sempre caratterizzabile da una serie di livelli, che nel caso specifico sono quelli sopra menzionati (Organizzativo, Sociale, Politico, Economico,ecc.), i quali presentano però delle carenze o delle lacune da cui l’analogia con le fette di formaggio svizzero.

 Le lacune possono essere di due tipologie:

  • Lacune latenti (ovvero elementi critici già residenti nel sistema come conseguenza delle decisioni di chi ha progettato il sistema, del management o di fattori Intrinseci) – “Latent Conditions”
  • Errori o Violazioni (ovvero atti non sicuri che commettono le persone) – “Active Failures”

Normalmente le lacune non sono allineate per cui i livelli di fatto agiscono come barriere alla propagazione del rischio, immaginando che questo si propaghi in linea retta. Può capitare però che le lacune siano tutte allineate lungo l’accidental trajectory o ed è in quel caso che si verifica l’evento catastrofico.

La catastrofe è spesso interpretata superficialmente da molti come una “sfortunata coincidenza di eventi negativi”. In realtà è vero il contrario. Infatti ad un’analisi più approfondita risulta che esistevano già da tempo i presupposti per la catastrofe (le lacune/carenze ai vari livelli), ed è solo per pura “fortuna” (non allineamento delle lacune) che questa non si è presentata prima.

Pertanto la “lesson learned” generale è che occorrerebbe agire ad ogni livello andando ad apportare quei correttivi necessari a minimizzare la densità e le dimensioni delle lacune, e dunque minimizzare la probabilità di occorrenza dell’evento catastrofico.

Tornando al lavoro di analisi eseguito dal gruppo, come già detto le informazioni raccolte sono state inserite in una Matrice che è scaricabile dal seguente link.

La matrice presenta lungo le colonne, rispettivamente, “la descrizione degli elementi latenti”, “gli errori”, “ciò che ha funzionato”.

Relativamente all’ultimo punto va infatti detto che non tutto è andato male. Ci sono state molte note positive come l’eccellenza dell’ospedale Cotugno di Napoli, l’analisi epidemiologica fatta dal professor Crisanti a Vo Euganeo, il senso di disciplina di moltissimi Italiani che hanno diligentemente rispettato le direttive al distanziamento sociale, ecc.
Nell’ultima colonna, infine si sono alcune proposte sulle azioni di miglioramento , specie in vista di nuove ondate di contagio (oppure è già stato migliorato in questi frenetici giorni) e che sono anche discusse ampiamente in altre parti del presente documento cui si rimanda per gli approfondimenti.
Per quanto riguarda le righe della matrice abbiamo i seguenti livelli:

  • Livello Sanità ossia a tutto ciò che non ha funzionato a livello sanitario, vuoi per tagli alla sanità, vuoi per mancanza di posti in terapia intensiva, vuoi per mancanza di protocolli di formazione del personale, vuoi per mancanza di dispositivi di protezione individuale;
  • Livello di Awareness ossia di consapevolezza del problema. Ci riferiamo ad esempio ai bias cognitivi nel percepire il vero rischio in cui si andava incontro (cioè c’era la percezione del problema, ma le soluzioni sono arrivate in ritardo); alla mancanza di dati affidabili sui contagi, (gli stessi modelli di previsione epidemiologica sono inaffidabili perché le politiche di campionamento sono cambiate nel tempo). Alla mancanza di un centro di eccellenza/riferimento in Italia per la gestione delle epidemie, come ad esempio il J-IDEA dell’Imperial College di Londra. Certamente un elemento di svantaggio intrinseco è la totale mancanza di esposizione pregressa a problematiche di gestione pandemica, non avendo beneficiato, come i paesi asiatici , delle lesson learned delle SARS.
  • Livello di Governance ossia problemi di inefficienze operativa ed implementazione, mancanza di leadership, informazioni ritardata e non coordinata, “gestione burocratica” dell’emergenza (gare di appalto).
    A livello di errori appare macroscopica la non implementazione del piano anti-pandemico, che seppur con le sue limitazioni prevedeva una serie di azioni (es la messa in sicurezza del personale sanitario, etc) che avrebbero di molto mitigato l’impatto sui tassi di fatalità italiano (si veda la discussione sull’argomento in altre parti del presente documento)
  • Livello Sociale/Culturale ci riferiamo allo stile di vita italiano, con tutta la sua espansività che predilige la socialità alla privacy dei paesi nordici, che annovera le famiglie allargate, i giovani che vivono con anziani in famiglia fino a 35 anni.
  • Livello Ambientale/Ecologico ad esempio la distanza media, tra le città italiane 200 km tra le principali città medie mentre in Cina la distanza media di 1000 km quindi le politiche di contenimento di lockdown in Cina sono state molto più efficaci e semplici da implementare.
  • Livello Economico, Italia ha operato importanti tagli alla spesa Sanitaria anche in ragione di vincoli di bilancio. Le politiche di offshoring, con delocalizzazione della produzione a basso valore aggiunto all’estero e la chiusura dei siti produttivi italiani, hanno fatto sì che la produzione di mascherine e di altri dispositivi fossero da tempo già delocalizzati nel far east. E’ evidente che bisognerà ripensare in futuro come è stato fatto ai tempi della crisi petrolifera, di prevedere delle scorte strategiche.
  • Livello del fattore casuale il fatto che siamo stati i primi in Europa a confrontarci con questo problema

La crisi italiana ed il confronto con gli altri paesi europei

Da un’analisi effettuata dall’Imperial College[2] si nota come, seguendo il modello Italiano, più o meno tutti i paesi europei hanno implementando NPI (non-pharmaceutical interventions) progressivi nel tempo e nello spazio, ricorrendo comunque tutti alla strategia del “lockdown” con la notevole eccezione della Svezia.


Figura. Strategie adottate dai paesi Europei

In molti casi i paesi europei hanno avuto il vantaggio di beneficiare delle “lesson learned” dell’Italia, che ha avuto la sfortuna di essere il primo paese europeo ad affrontare il problema, ed in alcuni casi ,es. Germania, di partire da condizioni economiche, organizzative e strutturali ben migliori di quella Italiana (vedi ad esempio i posti letto ICU in Germania).

Rischio di una seconda onda

Esiste un alto rischio di un ritorno dell’epidemia e dell’emergenza di nuovi focolai. Questo fenomeno è stato osservato in Corea del Sud dove, nonostante siano riusciti a tenere sotto controllo la situazione, sono emersi nuovi focolai. Anche a Wuhan, dopo un periodo senza contagi, a inizio Aprile ci sono stati nuovi casi, che hanno indotto le autorità a stringere nuovamente le maglie del contenimento sociale. Nel suo briefing alla Casa Bianca di Lunedì 30 marzo, Anthony Fauci, direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases (USA), ha paventato l’ipotesi di un ritorno dell’epidemia in autunno. In assenza di misure efficaci per la prevenzione di un’altra pandemia, questo potrebbe avere conseguenze sociali ed economiche devastanti.

Secondo il prof. La Vecchia, l’impatto sulla gestione di altre patologie a causa dell’impegno del personale sanitario e delle strutture quasi completamente orientato ai trattamenti Covid, potrebbe essere meno gravoso rispetto alla prima infezione e non determinare un blocco altrettanto esteso del sistema sanitario. Riguardo l’impatto del rebound, la preoccupazione è minore soprattutto per la presenza di infrastrutture che saranno ormai già in essere a seguito del primo round di diffusione del virus.


[1] “Human error”: models and management. James Reasons. BMJ VOLUME 320 18 MARCH 2000

[2] “Estimating the number of infections and the impact of non-pharmaceutical interventions on COVID-19 in 11 European countries”, Imperial College COVID-19 Response Team. 30 March 2020

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